Allergie ai farmaci: quali sono i rischi?

Le reazioni avverse ai farmaci possono essere:
di tipo A (Aumentate);
di tipo B (Bizzarre).
Le prime (circa il 70%), riguardano in genere il meccanismo farmacologico stesso, quindi prevedibili e legate alla dose assunta (potremmo definirle come “effetti tossici” del farmaco). Le seconde, invece, (circa il 30%,) sono imprevedibili e dose-indipendenti (vanno aldilà dell’effetto farmacologico).
Il medico specialista in allergologia si occupa, pertanto, delle reazioni di tipo B, dette anche d’ipersensibilità, che a loro volta, a seconda del meccanismo scatenante, possono essere suddivise in reazioni immunologiche (le vere e proprie allergie) e in reazioni a base non immunologica. I farmaci maggiormente responsabili sono antibiotici e antinfiammatori non steroidei (detti FANS), anche se stanno diventano sempre più frequenti i report di reazioni a farmaci di recente scoperta e utilizzo, come chemioterapici e anticorpi monoclonali.

I diversi sintomi

Il primo aspetto che lo specialista allergologo deve considerare, per una corretta diagnosi delle forme da ipersensibilità, è il tempo di latenza che intercorre tra la somministrazione del farmaco e la comparsa dei sintomi. Si parla, infatti, di reazioni “immediate”, in caso di comparsa entro 1-6 ore dopo l’ultima assunzione e, per le restanti, di reazioni “non immediate”, che possono presentarsi anche diversi giorni o settimane dopo l’inizio della somministrazione del farmaco. In effetti, a questa distinzione temporale corrisponde poi, con alcune eccezioni, una sintomatologia clinica abbastanza caratteristica.
• Le reazioni immediate – indotte, generalmente, da un meccanismo allergico “IgE mediato” (vale a dire quello classico delle allergie ai pollini), si associano a manifestazioni cutanee (orticaria-angioedema), respiratorie (rinite, congiuntivite, broncospasmo), gastro-
intestinali (dolori addominali, nausea, vomito, diarrea), che nella loro forma più severa possono esternarsi come “anafilassi o shock anafilattico”, ossia una reazione di ipersensibilità grave e potenzialmente mortale.
• Le reazioni non immediate – indotte da meccanismi allergici mediati da cellule T o da altri meccanismi sia immunologici che non, possono presentarsi con sintomi cutanei mol
to variabili come:
orticaria a comparsa ritardata;
eruzioni maculo-papulari;
eritema fisso da farmaci;
vasculiti;
malattie bollose (es. sindrome di Steven-Johnson e sindrome di Lyell).
In alcune di queste manifestazioni possono essere interessati anche altri organi, portando a quadri di epatite, insufficienza renale, polmonite, anemia, neutropenia e piastrinopenia.

L’importanza dei test

Non prima di 4-6 settimane dalla completa risoluzione dei sintomi clinici, si potrà avviare un percorso diagnostico specifico.
A tal proposito, è utile chiarire che non è raccomandato effettuare test diagnostici per farmaci nei soggetti senza una precedente storia di sospette reazioni verso i medesimi farmaci, in quanto nessun test attualmente disponibile, ha valore predittivo. In caso di reazioni immediate, si potranno eseguire test cutanei (Skin Prick Test e Intradermoreazioni a lettura immediata) e sierologici (dosaggio delle IgE specifiche), mentre per le reazioni ritardate sono disponibili test cutanei come i Patch Test e le Intradermoreazioni a lettura ritardata. Tali metodiche sono, tuttavia, in grado di riprodurre solo una parte dei meccanismi alla base delle reazioni d’ipersensibilità (ad esempio l’allergia IgE mediata), oltre ad essere disponibili e validate solo per pochi farmaci, come gli antibiotici betalattamici. Per quanto concerne, invece, le prove cutanee, sono gravate di un certo grado di rischio di reazione avversa nel corso del loro svolgimento.
Pertanto, nella maggior parte dei casi, l’unico test diagnostico realmente disponibile è la somministrazione dello stesso farmaco scatenante (test di provocazione), da praticare esclusivamente in un ambiente ospedaliero specializzato. Questa stessa metodica è considerata “a rischio” e non può essere eseguita quando la reazione anamnestica con il farmaco sospetto è stata d’intensità severa. Infatti, quando l’anamnesi è abbastanza chiara, come accade spesso per gli antinfiammatori (FANS), il test di provocazione può essere effettuato direttamente con un farmaco alternativo, per consentire al paziente di assumerlo poi da solo, in caso di futura necessità.
In ultimo, sono in corso di perfezionamento alcuni test che permetteranno di migliorare l’accuratezza diagnostica in questo campo dell’allergologia, come il test di attivazione dei basofili (BAT Test) ed il test sui linfociti T.

Dott. Stefano Pattini
Medico Chirurgo, Specialista in Allergologia – Immunologia Clinica (Modena)

Testo raccolto da Chiara Solitario