Conseguenze dei cambiamenti climatici sulla salute

Negli ultimi anni si sono concretizzati nuovi scenari caratterizzati da un depotenziamento delle norme a garanzia della salute pubblica, da una rapida globalizzazione e da un’industrializzazione aggressiva, che hanno generato modalità di consumo non sostenibili, modelli disarmonici di urbanizzazione, inquinamento e progressiva perdita di suolo.  
Tutto questo ha generato due principali campi d’emergenza:
ambientale, per l’aumento di sostanze chimiche pericolose riversate nell’aria, nell’acqua, nel suolo e nel cibo e per cambiamenti climatici che generano desertificazione, siccità, uragani, incendi, alluvioni e perdita della biodiversità;
sociale, per l’aumento della povertà e delle disuguaglianze.
Questo quadro agisce da amplificatore di criticità pre-esistenti e sta già comportando evidenti e importanti danni alla salute, legati da una parte agli effetti diretti delle modificazioni climatiche, dall’altra a quelli delle emissioni inquinanti che le generano, con conseguenze sia in termini di patologie acute (principalmente infettive e cardio-respiratorie), che, soprattutto, di patologie croniche e degenerative in qualunque fascia di età.


Mutazioni climatiche e salute

L’attuale riscaldamento globale ha, e avrà in maniera crescente, pesanti ricadute anche in termini di alterazioni qualitative e quantitative della produttività agricola e di disponibilità di cibo e acqua, con carestie, sfollamenti, epidemie, migrazioni di massa e conflitti armati per terre, acqua, cibo ed energia.
Un recente rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS – Climate and Health Country profile – Italy, 2018), ricorda come l’Italia sia fortemente interessata dal fenomeno delle migrazioni e che “in meno del 10% i migranti si qualificano come rifugiati, in quanto nella maggior parte dei casi si tratta di migranti economici e climatici, che si spostano da aree caratterizzate da siccità e desertificazione”.
Oltre a questo, esiste una relazione diretta ben documentata tra i cambiamenti climatici e le conseguenze negative sulla salute umana.
Si stima che l’ondata di calore che ha colpito l’Europa nel 2003 abbia causato un eccesso di 70.000 morti in 12 Paesi, con gli effetti maggiori registrati in Francia, Germania, Spagna e Italia, in particolare in termini di malattie cardiovascolari e respiratorie e in aree densamente urbanizzate.


Le conseguenze in Italia

L’Italia è, a livello mondiale, tra i Paesi con le conseguenze più marcate in termini di mortalità giornaliera correlata a elevate temperature, seppure con ampia variabilità urbana e con effetti più evidenti nelle grandi città, al meridione e durante i mesi estivi. Nell’estate del 2015 si è registrato un incremento del 13% dei decessi da elevate temperature nella popolazione italiana di età superiore ai 65 anni. L’aumento in frequenza e intensità delle ondate di calore, associate al progressivo invecchiamento della popolazione, avranno in futuro un impatto sanitario ancora più rilevante.
Le variazioni climatiche hanno causato una riallocazione nei Paesi europei, Italia compresa, dei vettori (ad es. aedes albopictus) di malattie (Dengue, Chikungunya, West Nile virus) una volta limitate a zone tropicali.


I rischi diretti degli inquinanti

Sono ben definite le relazioni causali tra incremento della temperatura atmosferica,  morbilità e mortalità da inquinanti gassosi climalteranti (ad es. ossidi di azoto e carbonio) e da altri inquinanti primari (particolato) e secondari (ad es. particolato secondario e ozono) generati da processi di combustione, con manifestazioni patologiche sia acute (ad es. patologie cardio-respiratorie) che croniche (malattie croniche metaboliche, neurologiche, riproduttive,  cancro). Gli effetti patologici sono più marcati in età pediatrica, con possibili alterazioni dello sviluppo e della funzionalità a carico di diversi organi.


Qualità dell’aria e biomasse

Inquinamento atmosferico e cambiamenti climatici procedono di pari passo.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che solo l’8% della popolazione mondiale respiri un’aria che rispetta parametri considerati cautelativi per la salute. Secondo la Lancet Commission on Pollution and Health, le morti premature causate nel mondo dall’inquinamento atmosferico sarebbero state nel 2015 oltre 6 milioni.
L’Agenzia Europea dell’Ambiente, nel suo Rapporto “Air Quality in Europe 2017” valuta che oltre 500.000 morti premature siano determinate nel 2014 in Europa dall’inquinamento dell’aria e pone l’Italia, con oltre 90 mila morti, ai vertici di questa triste classifica. L’Italia è sotto procedura d’infrazione per l’inadeguata tutela della salute umana.
Un problema, quindi, di rilevanza planetaria, le cui ricadute più gravi colpiscono in primo luogo le fasce più suscettibili della popolazione: feti, bambini, donne in gravidanza, anziani.
La causa principale dell’inquinamento atmosferico è rappresentata dall’attività antropica e, soprattutto, dai processi di combustione per la produzione di energia, combustione di legna per il riscaldamento domestico, incenerimento di rifiuti, incendi boschivi, processi industriali, utilizzo di mezzi di trasporto e allevamenti intensivi di animali
I dati dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), mostrano che oggi, in Italia le biomasse solide sono responsabili di oltre il 70% del particolato fine (PM2.5) primario, che rappresenta circa la metà del PM2,5 totale presente in atmosfera.
Numerosissimi studi epidemiologici hanno anche messo il particolato fine e ultrafine in relazione all’aumento di eventi avversi a breve termine a carico del sistema cardio-vascolare (infarto, ictus, emorragia cerebrale) e respiratorio. All’impatto sanitario da particolato va aggiunto quello derivante da emissioni di diossine, furani, IPA, metalli e altre sostanze tossiche veicolate dal particolato (azione “carrier” del particolato nei confronti degli altri inquinanti) che esercitano una sinergia assai negativa per la salute umana.


Le soluzioni possibili

La combustione non solo di combustibili fossili, ma anche di biomasse vegetali, di rifiuti, biogas e biocarburanti, favorisce e accelera i cambiamenti climatici, genera inquinanti e peggiora la qualità dell’aria e, con essa, la salute umana.
Per questo l’Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE) da sempre si batte per contrastare e ridurre le combustioni di origine antropica.
Vi è un urgente bisogno di un innovativo modello di sviluppo basato sulla sostenibilità economica e sociale, che:
• riduca drasticamente l’utilizzo di risorse primarie clima-alteranti (in particolare combustibili fossili);
• reintroduca tecnologie basate sull’efficienza energetica e su forme di energia “pulita”;
• promuova politiche per la riduzione della produzione di rifiuti e per il recupero e il riciclo di materia.
Per contrastare i cambiamenti climatici, inoltre, è necessario preservare l’integrità di boschi e foreste e rivedere i modelli di sviluppo agricolo, slegandoli da distorsioni industriali e speculative e orientandoli all’incremento di fertilità dei suoli e a produzioni non orientate alla produzione energetica, ma alla produzione di cibo e alla salubrità dell’acqua e degli alimenti.


Dott. Roberto Romizi
Presidente Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia (Arezzo)

Dott. Agostino Di Ciaula
Presidente Comitato ScientificoAssociazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia (Arezzo)

Testo raccolto da Silvia Colombini