I disturbi del sonno: esiste una cura?

L’insonnia è il disturbo del sonno più diffuso nella popolazione. I dati indicano che il 25% degli adulti non è soddisfatto del proprio sonno, il 10-15% riferisce sintomi di insonnia associati a conseguenze diurne negative e il 6-10% raggiunge i criteri diagnostici del disturbo di insonnia.


Gli effetti

Dormire è fondamentale per il benessere del nostro organismo. Ognuno di noi ha, infatti, sperimentato gli effetti di una notte passata in bianco: la privazione di sonno induce maggiore stanchezza e variabilità del tono dell’umore, rallenta le funzioni cognitive e altera la frequenza cardiaca. Il sonno non è, infatti, solo un semplice “spegnimento del cervello”. Durante il riposo, il sistema nervoso centrale svolge numerosi processi indispensabili affinché al risveglio possa riprendere le sue normali attività e anche altri organi e sistemi subiscono delle variazioni necessarie per il mantenimento della loro omeostasi.
Durante il sonno non-REM si riducono:
• temperatura corporea;
• pressione arteriosa;
• frequenza cardiaca;
• profondità del respiro.
Alcune di queste alterazioni sono necessarie per una conseguente messa a riposo dell’apparato cardiovascolare e anche il sistema immunitario ne è fortemente influenzato: chi soffre di insonnia presenta, in genere, un aumentato rischio di infezioni e di infiammazione. Il sonno non è sicuramente un momento di vero riposo nemmeno per il sistema endocrino: di notte si modifica anche la secrezione di molti ormoni, tra cui l’ormone della crescita e la leptina, regolatore fondamentale dell’appetito.


L’alternanza sonno-veglia

Il bisogno di sonno e il cronotipo sono diversi da individuo ad individuo, dipendono da fattori genetici e comportamentali e si evolvono qualitativamente e quantitativamente dalla nascita alla vecchiaia. Infatti, l’insonnia colpisce maggiormente le donne, le persone anziane, i lavoratori a turni, gli individui con stato socioeconomico più basso e quanti soffrono di problemi di salute fisica e mentale. Due sistemi biologici distinti contribuiscono a stabilire quando ci si deve addormentare e quando ci si deve svegliare. A valle di questi meccanismi di controllo, una complessa rete di centri nervosi accende e spegne varie parti del cervello per determinare lo stato di veglia e di sonno. I due sistemi che decidono questa alternanza sono:
• ritmo circadiano;
• omeostasi sonno/veglia.
L’orologio biologico situato in un’area del cervello, denominata nucleo soprachiasmatico dell’ipotalamo, è il centro che determina il ritmo circadiano, attraverso complessi meccanismi molecolari che agiscono su geni definiti “clock” presenti e ben conservati in tutte le cellule di mammifero.


Il metabolismo del glucosio

Un’alterazione del sonno e del ritmo circadiano potrebbe, quindi, influire sul metabolismo del glucosio e determinare un maggior rischio di obesità. Numerosi studi recenti hanno dimostrato, infatti, che coloro che lavorano di notte sono maggiormente esposti a rischio di diabete di tipo 2 e sindrome metabolica. L’insonnia determina insulino-resistenza, una condizione patologica connessa all’obesità che provoca pressoché costantemente l’insorgenza del diabete mellito tipo 2. L’insulino-resistenza è definita come una inadeguata risposta degli organi-target dell’insulina (muscolo striato, fegato e tessuto adiposo) ai suoi effetti fisiologici, con conseguente aumento della glicemia. Se l’insulina lavora male, il pancreas è costretto ad aumentare la sua sintesi per riportare in equilibrio il sistema. Se, invece, i suoi livelli sono più alti del normale, è molto più facile accumulare grasso. L’insulina è, di conseguenza, la chiave che apre la porta delle cellule per far entrare il glucosio. Molto spesso, un suo malfunzionamento è provocato dalla presenza di grasso addominale in chi ha qualche chilo di troppo, ma in chi dorme poco l’insulino-resistenza è indotta da modifiche genetiche, causate dalla privazione di sonno, che sono in grado di alterare il ritmo circadiano e anche la secrezione di insulina.
La riduzione di soli 90 minuti di sonno aumenta la resistenza insulinica in giovani uomini ed è logico pensare che una cronica restrizione del sonno provochi insulino-resistenza anche in un individuo sano e lo esponga a un maggior rischio di malattie metaboliche.


Meno si dorme, meno calorie si consumano

Da un recente studio è emerso come l’insonnia provochi una diminuzione dei consumi di energia per mantenere in salute il nostro organismo, ovvero riduca il metabolismo basale. Meno si dorme, più calorie si accumulano con maggior rischio di aumentare chili di troppo. Probabilmente, la privazione di sonno potrebbe determinare una perdita di massa magra, ovvero delle cellule che ci fanno bruciare molte calorie durante la giornata, e far invece aumentare la massa grassa, ovvero i nostri depositi di calorie. A parità di dieta ipocalorica, in un altro studio chi dormiva di più perdeva maggiore peso di chi aveva ridotto le proprie ore di sonno. Di sicuro, un fattore che potrebbe influenzare il buon esito di una dieta è il fatto che andare a letto tardi alteri la produzione degli ormoni che regolano il senso di sazietà. In particolare, non riposare bene può far venire più fame a causa dell’aumento dell’ormone grelina. Inoltre, chi non dorme ha più probabilità di cadere in tentazione e di fare numerosi spuntini notturni, magari a base di dolci o di alimenti ipercalorici, aumentando così la quantità di calorie assunte nella giornata.
Una diminuzione delle ore di sonno potrebbe addirittura influenzare le nostre scelte a tavola, magari spingendoci a consumare maggiori porzioni di cibo o a privilegiare determinate categorie di nutrienti. In uno studio, la riduzione delle ore di sonno ha evidenziato un aumento dell’attività di alcune aree celebrali, coinvolte nel cosiddetto “centro della ricompensa” in seguito all’assunzione di cibo. In pratica, chi dormiva di meno assumeva più cibo spazzatura e, quindi, molte più calorie rispetto a chi aveva dormito di più, come per compensare attraverso il cibo lo stress di una notte in bianco.
Nella società occidentale, la quantità e la qualità del sonno sono diminuite, determinando in molti individui un’alterazione del ritmo circadiano. Ad oggi, si è cominciato a mettere in correlazione la privazione di sonno con l’aumento dei casi di obesità e di malattie metaboliche, aprendo la strada a nuovi possibili scenari di ricerca. Certamente, l’insonnia espone a un maggior rischio di aumento di peso e può influenzare negativamente la funzione fisiologica dell’ormone insulina, anche se molti studi non sono ancora concordi nell’indicare con certezza i meccanismi biologici in grado di influenzare tali fenomeni. Sarebbe bene, a questo punto, introdurre tra le modifiche dello stile di vita per perdere peso anche quella di dedicare il giusto tempo al riposo, ricordando sempre che non esiste una bacchetta magica per dimagrire. Perdere peso è la somma di tanti piccoli cambiamenti che riescono a riportare in equilibrio le calorie che assumiamo, attraverso gli alimenti e quelle che spendiamo per vivere e per svolgere l’attività fisica.


Dott.ssa Sara Carnevale Dietista Vetralla (VT)

Testo raccolto da Chiara Solitario