Gozzo e nodulo tiroideo

Con la parola gozzo si intende un aumento di volume della ghiandola tiroide. Il gozzo può essere semplice, quando all’aumento di volume non corrispondono significative alterazioni della struttura oppure nodulare, quando all’interno del tessuto tiroideo si formano lesioni focali che chiamiamo noduli. Le cause del gozzo possono essere riconosciute in due fattori fondamentali: la carenza di iodio, che interessa buona parte del continente europeo, e le condizioni genetiche, che rendono ragione della frequente familiarità del gozzo.
Le forme iniziali di gozzo sono spesso asintomatiche o al massimo provocano un leggero rigonfiamento nel collo del paziente. Solo quando il gozzo raggiunge dimensioni notevoli o si formano al suo interno noduli voluminosi o multipli, si possono manifestare sintomi come fastidio in certe posizioni del collo, fatica a deglutire; più raramente fatica a respirare, condizioni che, però, sono raramente riscontrabili.


Analizzare per diagnosticare

La formazione di noduli all’interno del gozzo è un evento che avviene con maggiore frequenza all’aumentare dell’età. I noduli possono essere di vario numero, di varia dimensione e di vario tipo. Compito dell’endocrinologo è inquadrare correttamente la situazione clinica e, soprattutto, distinguere i noduli benigni da quelli maligni e, quindi, pericolosi. L’esame strumentale più utile per diagnosticare correttamente gozzo e noduli tiroidei è l’ecografia, che viene eseguita dallo specialista endocrinologo con lo scopo di descrivere la morfologia e l’aspetto complessivo della ghiandola e di stratificare i noduli su una scala di rischio per malignità. L’esame di secondo livello, che molto spesso si prescrive, è l’esame citologico su agoaspirato che viene di solito eseguito sui noduli di dimensioni superiori a un centimetro o di aspetto sospetto. Consiste nella infissione di un ago sottile all’interno della tiroide attraverso la cute e nella aspirazione di piccole quantità di materiale cellulare tiroideo, da sottoporre ad esame microscopico per la ricerca di cellule neoplastiche.
Circa il 4% di tutti i noduli tiroidei risulta maligno: una percentuale tutt’altro che insignificante e in progressivo aumento numerico, anche se, rispetto a tumori che colpiscono altri organi, questo si comporta con minore aggressività.
Un esame fondamentale è, anche, la determinazione della concentrazione di ormone TSH nel sangue che permette di definire la funzionalità della tiroide. Nella maggior parte dei casi la tiroide, anche con gozzo voluminoso e nodulare, mantiene una funzionalità normale.


Terapie e interventi

Di per sé gozzo e noduli non richiedono terapia specifica, e la cosa migliore da attuare, nella grande maggioranza dei casi, è una semplice sorveglianza clinica ed ecografica che lo specialista endocrinologo programmerà insieme al paziente in collaborazione con il Medico di Medicina Generale. Il follow-up si basa sulla esecuzione periodica della ecografia tiroidea (in generale dopo 1 anno dal primo riscontro e successivamente ogni 2-3 anni) e sul controllo periodico della funzionalità tiroidea mediante determinazione del TSH. Se il gozzo assume volumetrie notevoli e comporta la comparsa di sintomatologia locoregionale importante, allora si può intervenire con l’asportazione chirurgica o di metà tiroide o dell’intera tiroide, a seconda dei casi.
Se il nodulo è cistico (cioè a contenuto completamente o in larga misura liquido), allora si può procedere con l’instillazione di alcol sterile tramite un ago all’interno della cisti, con l’intento di ridurla di volume impedendone la successiva recidiva. Altre metodiche dette ecointerventistiche come ablazione laser o con radiofrequenza sono da riservare a casi molto selezionati perché sono in generale di scarsa efficacia e di una certa pericolosità.
L’uso di sale iodato è in grado di ridurre il rischio di sviluppare gozzo. Da alcuni anni l’uso del sale arricchito con iodio si è molto esteso grazie ad una legislazione entrata in vigore anche in Italia. Laddove, come nell’Europa del Nord, l’uso della supplementazione di iodio con l’alimentazione è pratica comune da decenni, si è assistito ad una riduzione del numero dei pazienti con gozzo e noduli tiroidei; si tratta pertanto di una pratica utile che deve essere perseguita.


Ipotiroidismo e ipertiroidismo

Il gozzo e i noduli possono associarsi a funzionalità ridotta o eccessiva della ghiandola tiroidea che può determinare l’insorgere di alcune patologie.

Ipotiroidismo
Le cause dell’ipotiroidismo sono numerose, ma tra le più frequenti si annoverano l’asportazione chirurgica della tiroide e la tiroidite cronica autoimmune. Quest’ultima patologia, nota con il nome di tiroidite di Hashimoto, consiste nella perdita di attività della tiroide a causa di un processo autoimmune che tende a distruggere la ghiandola (variante atrofica) od a ridurne la funzionalità. Molte forme di ipotiroidismo sono lievi senza alcuna sintomatologia specifica, ma quando diventa grave compaiono sintomi spesso fuorvianti perché generici e aspecifici: stanchezza, debolezza muscolare, sensazione soggettiva di gonfiore al volto o agli arti inferiori, intolleranza al freddo, bradicardia (cuore lento). Per determinare lo stato funzionale tiroideo è sufficiente l’esame  del TSH che, in caso di ipotiroidismo, risulta superiore ai livelli normali. In questo caso si procede con ulteriori esami di laboratorio per determinare i valori di altri ormoni e con esame ecografico. Nei casi di ipotiroidismo clinicamente significativo, si inizia la terapia che consiste essenzialmente nella somministrazione, a scopo sostitutivo di adeguate dosi di ormone tiroideo (tiroxina). La tiroxina è disponibile in vari formati: compresse, capsule molli e anche in formato liquido, quest’ultimo molto comodo per i pazienti perché, a differenza delle compresse che devono essere assunte a stomaco vuoto, può essere assunto anche durante la colazione. Una volta iniziato il trattamento con tiroxina, questo va monitorato periodicamente con le determinazioni seriate nel tempo dei livelli di TSH.

Ipertiroidismo
L’ipertiroidismo è la condizione nella quale la tiroide aumenta il proprio funzionamento. Le cause sono numerose, ma le più frequenti sono le forme cosiddette diffuse di tipo autoimmune (morbo di Graves-Basedow) e quelle dovute a noduli tiroidei iperfunzionanti. Le forme lievi di ipertiroidismo possono non determinare alcun sintomo e decorrere, quindi, in modo asintomatico. Quando, invece, l’iperfunzione tiroidea raggiunge livelli clinicamente rilevanti allora compaiono dimagrimento, tachicardia (accelerazione del battito cardiaco), intolleranza al caldo, agitazione, insonnia, esoftalmo (occhi sporgenti) e altri sintomi che possono mettere in allarme il medico di medicina generale e lo specialista endocrinologo. Nel sospetto clinico di ipertiroidismo, il TSH risulta ridotto rispetto alla norma e si rendono necessarie altre indagini di laboratorio e l’ecografia tiroidea, prima di iniziare il trattamento specifico. La terapia prevede l’utilizzo di farmaci in grado di rallentare la funzionalità tiroidea. Nel corso di alcune settimane o di pochi mesi, la funzionalità tiroidea rientra nella norma con conseguente scomparsa della sintomatologia. Nelle forme nodulari il trattamento dura per la vita, mentre nelle forme diffuse è possibile ottenere la guarigione del paziente.


Dott. Michele Zini
Centro Malattie Tiroidee IRCCS Arcispedale S. Maria Nuova
(Reggio Emilia)

Testo raccolto da Silvia Colombini