Ipertensione

L’ipertensione è una condizione clinica caratterizzata da aumento di pressione arteriosa sistemica (PA), nei suoi valori sistolici (PAS) o diastolici (PAD) o di entrambi. Non si può considerare una malattia, ma piuttosto un importante fattore di rischio cardiovascolare (CV). Alla sua base, vi è un’alterazione dei meccanismi cardiaci e vascolari di regolazione pressoria.
La sua importanza è collegata proprio al fatto che se trascurata, data la sua enorme diffusione, determina malattie mortali o invalidanti che incidono in modo sostanziale nelle nostre realtà. Infatti, è presente in età adulta in una percentuale fra il 30% e il 45%, con un coinvolgimento maggiore nella popolazione maschile e una progressiva diffusione al crescere dell’età, fino ad affliggere il 75% degli anziani dopo i 70 anni di età.
L’ipertensione essenziale o primaria è quella prevalente e incide in oltre l’85% dei casi; le forme di ipertensione secondaria sono, invece, conseguenza di malattie o anomalie congenite o acquisite, prevalentemente renali, ormonali o vascolari arteriose.


I rischi

Negli ultimi decenni, le Società scientifiche nazionali e internazionali hanno profuso un enorme impegno verso il problema dell’ipertensione arteriosa essenziale, con studi sulla sua diffusione, sull’impatto prognostico e sui protocolli diagnostici e terapeutici appropriati. Sono, quindi, disponibili modalità condivise di gestione diagnostica e terapeutica dell’ipertensione arteriosa, fino alle più recenti che sono le Linee Guida europee del 2018.
Essendo netta la relazione fra ipertensione e rischio cardiovascolare, è certo che la riduzione dei valori di pressione arteriosa incide favorevolmente sulla mortalità prematura e sulla comparsa di malattie invalidanti, quali:
• ictus cerebrale;
• malattia coronarica;
• insufficienza cardiaca;
• insufficienza renale;
• arteriopatia periferica.
Le modificazioni di uno stile di vita scorretto e le terapie più appropriate sono in grado di determinare questo risultato.


I valori

Nella realtà, la normalizzazione dei valori pressori e il mantenimento di livelli regolari di PA avviene abbastanza raramente e in modo non duraturo. L’ipertensione rimane la determinante principale dello sviluppo di malattie cardiovascolari che rappresentano la prima causa di mortalità in Europa.
Per una corretta gestione dei soggetti affetti da ipertensione arteriosa è importante, attraverso l’analisi della loro storia clinica, la valutazione del rischio cardiovascolare globale. A tale fine, le Linee Guida europee, oltre al grado di severità dell’ipertensione, considerano importante ricercare eventuali danni d’organo subclinici, elementi cruciali per decidere quando e come iniziare il percorso terapeutico nel soggetto iperteso.  
Classificazione della pressione arteriosa in base ai valori rilevati in mm Hg:

Gli americani hanno recentemente ampliato i parametri, definendo ipertensione anche quella con valori registrati >130/80 mm Hg. Questo può considerarsi un eccesso, ma è indicativo dell’attenzione che esiste nei confronti della lotta a questa problematica.


La diagnosi

Per formulare la diagnosi di ipertensione arteriosa, è importante anche la modalità di misurazione che è ben codificata e deve prevedere 2 misurazioni successive, rilevate almeno la prima volta in entrambi gli arti superiori e in momenti diversi. La diagnosi deve essere confermata anche con ulteriori misurazioni, eseguite a domicilio e comunque fuori dall’ambulatorio, eventualmente con una registrazione automatizzata per un’intera giornata (Holter pressorio). Queste tecniche di rilevazione permettono di escludere i valori di PA elevati per stress legato alla visita medica (ipertensione da camice bianco). La PA ambulatoriale, infatti, è di solito maggiore rispetto alla PA registrata in altri momenti.


La prevenzione

Nell’ambito della prevenzione primaria, ovvero nella popolazione che non ha ancora presentato eventi cardiovascolari e non ha diabete mellito o malattia renale al momento della diagnosi di ipertensione arteriosa, la decisione di trattare farmacologicamente deve essere presa quando l’ipertensione si conferma almeno lieve (PAS ≥ 140mm Hg o PAD ≥ 90mm Hg) o con valori di PAS ≥ 130 mm Hg o di PAD ≥80 mm Hg solo se il rischio CV futuro è stimato alto per il soggetto.
Per chi ha già avuto eventi cardiovascolari, il trattamento dell’ipertensione arteriosa ha un significato di prevenzione secondaria e deve essere intrapreso in tutti i soggetti con PAS ≥ 130 mm Hg o con PAD ≥ 80 mm Hg. Nei pazienti diabetici, il trattamento antiipertensivo andrebbe sempre iniziato anche quando i valori di PA si confermano ≤ 140/90 mm Hg, ma la scelta di iniziare il trattamento con questi valori non è, ad oggi, abbastanza supportata dalle evidenze disponibili. Può, tuttavia, essere raccomandato perché alcuni farmaci hanno dimostrato un favorevole effetto sulla regressione o progressione del danno d’organo renale, che spesso consegue al diabete. L’obiettivo pressorio normalmente suggerito, ma difficile da ottenere nei pazienti diabetici è di valori < 130/80 mm Hg.


L’importanza dello stile di vita

La terapia dell’ipertensione arteriosa non può prescindere dalla contemporanea correzione degli scorretti stili di vita perché, in questo modo, si ha un impatto fondamentale non solo sulla prevenzione cardiovascolare, ma anche sull’efficacia delle terapie farmacologiche utilizzate. I passaggi più importanti di questo processo, che contribuiscono a coinvolgere i soggetti ipertesi nel controllo e nella cura più appropriata dell’ipertensione, sono legati:
• alla perdita di peso con dieta ipocalorica;
• allo svolgimento di attività fisica costante;
• al ridotto consumo di sale e di alcol;
• alla sospensione o riduzione drastica del fumo.
Considerato il ricco armamentario di farmaci disponibili per trattare l’ipertensione arteriosa, la scelta terapeutica deve essere fatta tenendo in considerazione le caratteristiche del soggetto, il grado di ipertensione, l’età e la coesistenza di patologie note o di altri fattori di rischio. Bisogna fare in modo che l’aderenza dei pazienti alle terapie e alle modificazioni dello stile di vita sia alta, per cui devono essere date indicazioni chiare e terapie appropriate per le caratteristiche cliniche del soggetto da trattare, con effetti collaterali minimi e con modalità di somministrazione semplici, possibilmente associando due o più farmaci in una stessa pillola.
Il paziente nella sua globalità e non l’ipertensione di cui soffre è l’obiettivo del trattamento e questo vale ancora di più per gli anziani, che sono più fragili e con risposte alle terapie più marcate non sempre prevedibili, per cui i farmaci devono essere impiegati con molta cautela, anche per i dosaggi.


Dott. Pietro Sangiorgio Cardiologo (Bologna)

Testo raccolto da Silvia Colombini