La coronaropatia

La coronaropatia è espressione di modificazioni patologiche, anatomiche o funzionali, dei vasi arteriosi coronarici che trasportano sangue ossigenato e nutrimento al muscolo cardiaco. Il cuore ha bisogno di costante apporto di ossigeno che le coronarie garantiscono, nascendo dal tratto iniziale dell’aorta e distribuendosi con le diverse diramazioni a tutto il muscolo cardiaco.
Il termine generico di coronaropatia vale per le forme congenite e acquisite. Le prime sono molto rare e vanno dall’assenza di alcune diramazioni vasali (agenesia) alla origine anomala dei vasi stessi (da distretti vascolari diversi dall’aorta ascendente) o a anomalie di percorso. Le acquisite sono principalmente legate alla malattia aterosclerotica che, restringendo il lume di queste arterie, ne riduce il flusso sanguigno all’interno e, quindi, l’apporto di ossigeno e nutrimento al cuore.


Le cause

Se la causa ateroscrelotica è la prevalente, non vanno trascurate altre forme di coronaropatia acquisita come quelle:
• inerenti infezioni o infiammazioni (coronariti);
• riguardanti patologie sistemiche come le malattie autoimmuni;
• su base infiammatoria (la sarcoidosi);
• derivate da malattie da deposito di sostanze anomale come l’amiloidosi.
Con il termine coronaropatia comunemente si intende aterosclerosi coronarica, vale a dire il processo di indurimento e modificazioni delle arterie per depositi del colesterolo circolante nelle pareti vasali e conseguente restringimento del loro lume.
Un insufficiente apporto sanguigno al cuore determina ischemia miocardica, cioè deficiente flusso di sangue al muscolo cardiaco che perde la sua capacità di contrarsi e pompare sangue.
Questa malattia colpisce più precocemente gli uomini, essendo le donne protette dagli estrogeni fino alla menopausa, ma successivamente diventa frequente anche fra le donne in cui dopo i 75 anni ha incidenza maggiore rispetto al sesso maschile. Nella nostra società è, di fatto, la principale causa di morte in entrambi i sessi.


Fattori di rischio

La coronaropatia ha insorgenza più o meno precoce ed evoluzione più o meno severa in funzione di fattori di rischio, che bisogna riconoscere per la prevenzione della malattia.
Ci sono fattori non modificabili, come la familiarità per malattie cardiovascolari, il sesso maschile e l’età, e altri modificabili a cui si deve porre la massima attenzione, utilizzando non solo farmaci specifici, ma anche la fondamentale correzione dello stile di vita. Oltre a livelli elevati di colesterolo e comunque delle lipoproteine a esso collegate, non va trascurato l’effetto nocivo di fumo, ipertensione arteriosa, diabete, sovrappeso e sedentarietà. È necessario, quindi, modificare le abitudini che sono la base dello sviluppo dell’aterosclerosi e assumere correttamente le terapie necessarie.
Il fumo aumenta del doppio il rischio di malattia coronarica e, come conseguenza, di malattia ischemica cardiaca (angina e infarto). Inoltre, la riduzione del lume delle coronarie, per spasmo dei vasi con conseguente alterazione del flusso sanguigno, può dipendere anche dalla presenza eccessiva di sostanze nocive come la cocaina e la nicotina.


Sintomi

Dalle prime manifestazioni alla malattia conclamata possono decorrere anni per cui, spesso, non si presenta alcun segnale fino a quando le placche arteriosclerotiche non bloccano il flusso di sangue in modo grave e, potenzialmente, mortale. Uno dei sintomi principali può essere la sensazione che il cuore sia sottoposto a uno sforzo maggiore del solito, con un senso di oppressione o dolore durante l’esercizio fisico (la cosi detta angina). Queste sensazioni possono presentarsi anche a riposo, nei casi di maggiore acuzie e instabilità della malattia. Le manifestazioni, inoltre, possono essere varie e, soprattutto nelle donne, atipiche anche come sintomatologia. In linea di massima, se si crede di aver riconosciuto sintomi nuovi e inusuali che facciano sospettare una coronaropatia, è bene rivolgersi al proprio medico e se si pensa che si tratti dell’esordio di un “attacco cardiaco”, è fondamentale cercare assistenza medica immediata. Riconoscere le prime fasi della malattia coronarica è importante per migliorarne la prognosi futura, oltre che per iniziare prontamente la terapia più appropriata.


Le terapie

Negli ultimi anni, ci sono stati progressi importanti sulle modalità di intervento, soprattutto per quel che riguarda le tecniche di rivascolarizzazione miocardica.
Oltre alla terapia farmacologica, oggi sempre più spazio hanno le terapie riparative delle lesioni coronariche attraverso:
• il “by-pass” cardiochirurgico, che con un segmento vascolare (vena o arteria del paziente stesso) supera il tratto di coronaria malata, ristabilendo un flusso di sangue efficace a valle del segmento di vaso occluso o stenotico;
• le procedure di angioplastica coronarica, con tecniche percutanee di rivascolarizzazione coronarica che hanno raggiunto livelli di efficacia elevatissimi al pari della chirurgia. L’impianto di reti intracoronariche (stent) permette, infatti, non solo di comprimere e controllare le placche arteriosclerotiche, ma anche di inibirne la crescita, attraverso farmaci che queste tecnologie sono in grado di liberare direttamente nella parete coronarica.
Queste innovazioni di bio e farmaco ingegneria hanno contribuito enormemente a migliorare la prognosi delle malattie coronariche, ma siamo ancora lontani dall’obiettivo ideale di una piena applicazione della prevenzione primaria, soprattutto con le sostanziali modificazioni dello stile di vita che rappresentano un meccanismo terapeutico fondamentale. Ideale sarebbe un pieno coinvolgimento di ognuno, medici e pazienti, per applicare gli antichi concetti della medicina cinese tradizionale per cui si deve tendere non a sanare il malato, ma impegnarsi al massimo perché la persona sana non si ammali.


Prevenzione primaria e stile di vita

È importante sottolineare che il pilastro fondamentale nella gestione di tale patologia è la modificazione dello stile di vita. Infatti, nessuna terapia sarà pienamente efficace senza che, in parallelo, si agisca sulle abitudini sbagliate. Un modo di vivere sano dovrebbe essere osservato dalla nascita, ma spesso questo non accade. Infatti, nei paesi sviluppati l’aterosclerosi coronarica è presente nel 5-9% dei soggetti già all’eta di 20 anni. Inoltre, l’incidenza delle morti cardiache aumenta nel tempo, raggiungendo l’apice negli uomini tra i 35 e i 55 anni d’età, mentre nelle donne cresce progressivamente dopo la menopausa.
I baluardi della terapia, per prevenire eventi coronarici nel caso della prevenzione primaria, o evitare recidive nel caso della prevenzione secondaria, sono:

Queste regole, per quel che riguarda i pazienti, andrebbero seguite sin dalla più tenera età, imparando a osservare una dieta equilibrata, ricca di frutta e verdura di stagione e priva di grassi, zuccheri e carni rosse.
Sin da giovani, è bene praticare un’attività sportiva e mantenerla, compatibilmente con il passare del tempo.
Il medico, da parte sua, deve monitorare lo stato di salute e favorire, con la somministrazione di farmaci adeguati, a contrastare i fattori di rischio.

Dott. Pietro Sangiorgio Cardiologo (Bologna)
Testo raccolto da Silvia Colombini