La fotodermatosi: tutto quello che si deve sapere…

 

Si dice che il sole bacia i belli, ma sicuramente non lo fa con tutti allo stesso modo. A volte, alcune persone possono manifestare delle fotodermatosi, condizioni della cute che si sviluppano a seguito dell’esposizione alle radiazioni ultraviolette o alla luce visibile. Queste dermatiti sono una specie di allergia che colpisce solo alcune persone: si tratta di reazioni anormali alla luce UV, anche a bassi livelli, attivate dall’esposizione al sole.
Le fotodermatosi sono una risposta del sistema immunitario alla luce solare e, il più delle volte, presentano eruzioni cutanee accompagnate da prurito.

Le tipologie

Alcune forme di fotodermatosi includono:
• la lucite polimorfa – è un disturbo di fotosensibilità ritardata che determina eruzioni pruriginose causate dall’esposizione alle radiazioni UVA. Le lesioni possono variare da soggetto a soggetto e la risoluzione spontanea, alla cessazione dell’esposizione al sole, è un tratto comune;
• le reazioni fototossiche – sono, invece, dermatiti infiammatorie con eritema e vescicole causate dal contatto con agenti fotosensibilizzanti (come piante, alcuni antinfiammatori topici o profumi) e successiva esposizione al sole.
La più comune in Europa è la scottatura solare (dermatite o ustione solare), una reazione infiammatoria che avviene dopo un’eccessiva esposizione ai raggi UV. Questa fotodermatite acuta può colpire chiunque, (circa un terzo degli adulti e due terzi dei bambini in Italia ne sono interessati almeno una volta l’anno), anche se  gli individui con la pelle chiara sono colpiti con più frequenza e gravità.

La classificazione

Esistono quattro tipi di fotodermatosi:
• idiopatiche o criptogenetiche: la causa di fotosensibilizzante non è nota;
• mediate o secondarie: la causa fotosensibilizzante è ben identificabile;
• foto-aggravate: la causa fotosensibilizzan-te peggiora una malattia già presente;
• genofotodermatosi: malattia ereditaria dovuta a carenze nella fotoprotezione naturale.
Possono colpire il 10-20% della popolazione, in particolar modo il sesso femminile e più frequentemente la giovane età. Le fotodermatosi sono abbastanza comuni, soprattutto nei Paesi mediterranei come l’Italia. I sintomi di solito si manifestano per la prima volta a un’età compresa tra i 20 e i 40 anni (solo raramente nei bambini) ed è più frequente che compaiano in primavera, quando la pelle non è ancora abituata a essere esposta al sole, ma, di fatto, potrebbero verificarsi in qualsiasi momento dell’anno.

Cause

In genere, possono essere determinate da una vera e propria reazione allergica. In pratica, il nostro sistema immunitario riconosce alcuni elementi della cute esposta ai raggi solari come “estranei” e scatena una reazione contro di essi, da cui origina l’allergia.
Le allergie al sole si manifestano soltanto nelle persone sensibili e, in nessun caso, possono essere provocate da un’esposizione che dura anche solo per pochi minuti.
Da notare che i raggi UVA e la luce visibile possono passare tramite un vetro; è possibile, quindi, manifestare la dermatite polimorfa solare anche quando l’esposizione avviene attraverso una finestra o il parabrezza dell’auto.

Sintomi

Le fotodermatosi possono apparire pochi minuti o diverse ore dopo l’esposizione solare, in particolar modo nelle zone di cute maggiormente esposte, come il petto, il collo e le braccia; mentre è più raro che compaiano in viso.
L’allergia al sole è caratterizzata da un’eruzione cutanea che causa prurito o bruciore, solo raramente compaiono altri sintomi per qualche ora, quali:
• brividi;
• mal di testa;
• nausea;
• malessere generale.


Può manifestarsi in molti modi, da cui deriva il nome polimorfa (che significa letteralmente in grado di assumere diverse forme):
• puntini di 2-5 mm di diametro arrosati;
• vescicole;
• lesioni a coccarda.
In rari casi si può avere un’eruzione di pomfi o di vescicole piene di liquido.
La dermatite guarisce spontaneamente senza lasciare alcuna cicatrice nell’arco di quattro o cinque giorni, ovviamente in assenza di nuova esposizione al sole.

Diagnosi

Le caratteristiche cliniche delle fotodermatosi variano notevolmente, di conseguenza la diagnosi può essere difficile. Il sospetto sorge quando avvengono eruzioni cutanee in aree esposte ai raggi UV dopo l’esposizione solare. È importante eseguire una visita specialistica dermatologica e un’accurata valutazione della storia del paziente, l’anamnesi, ossia la ricostruzione degli eventi che hanno preceduto o scatenato la reazione. Vanno considerati anche eventuali fattori di rischio: altri sintomi, farmaci utilizzati, familiarità, stato di salute.
In caso di dubbi, il medico potrebbe ricorrere ad alcuni esami di laboratorio per escludere altre possibili cause:
• biopsia cutanea, durante la quale un piccolo campione di pelle è rimosso ed esaminato in laboratorio;
• esami del sangue, per escludere il lupus eritematoso sistemico o il lupus eritematoso discoide;
• esame fotobiologico (test di fotosensibilità), in cui una piccola zona di pelle è esposta a una quantità controllata di luce ultravioletta per verificarne la reazione.

Terapia

I sintomi migliorano riducendo al minimo l’esposizione solare, adottando in caso di fotoesposizione un abbigliamento adeguato, occhiali da sole e creme con filtri solari.
Il trattamento dipende dal tipo di dermatosi e dalla causa scatenante ma, generalmente, prevede cicli di fototerapia (terapia che consiste nell’esposizione controllata del malato alla luce per desensibilizzarlo progressivamente) e l’uso di farmaci: steroidi sia locali che per bocca, antistaminici contro il prurito e solo, in casi gravi, immunosoppressori per bocca. Di frequente queste malattie sono associate a forme di eczema o allergie.

Falsi miti da sfatare!

È inutile usare la crema solare sotto l’ombrellone.
FALSO! I raggi solari colpiscono lo stesso, almeno il 40% passa anche attraverso l’ombrellone, e una protezione è sempre consigliata.
Puoi smettere di proteggere la pelle quando sei abbronzato.
FALSO! Il photoaging cutaneo è sempre in agguato, anche quando il rischio di scottatura non c’è più perché la pelle è scura. Per questo è indispensabile usare un prodotto schermante ogni volta che ci si espone.
Se il tempo è nuvoloso, non usare nessuna protezione.
FALSO! I raggi solari filtrano attraverso le nuvole. Se la giornata non promette bel tempo comunque al mattino, prima di uscire, è buona cosa difendere la cute del viso con prodotti solari mirati.
Tanto all’inizio bisogna scottarsi. Fai “il pieno” di sole in breve tempo.
FALSO! La cute, quando ci si fotoespone, impiega dalle quarantotto alle settantadue ore circa per produrre melanina, che è la difesa naturale della pelle dagli Uv ed è responsabile della abbronzatura. Ecco perché, almeno per la prima settimana o i primi weekend di esposizioni, tutti i fototipi debbono proteggersi.
É inutile riapplicare il solare soprattutto se è waterproof.
FALSO! È meglio, invece, applicarlo dopo ogni bagno e, comunque, ogni due ore circa: sale, cloro e sudore ne possono diminuirne l’efficacia.

Dott.ssa Luigina Algeri
Medico Chirurgo Specialista in Dermatologia e Venereologia (Bologna)

Testo raccolto da Chiara Solitario