La terapia del dolore

Il dolore rappresenta un’esperienza spiacevole che, in diversa misura e modalità, ogni essere umano sperimenta nel corso della vita. Tra tutte le condizioni umane, (è forse quella più trasversale), è il minimo comune denominatore di quasi tutte le patologie, ma è anche una della cause principali dello scadimento della qualità di vita. Come lo definiva l’antropologo Breton “il dolore è un’esperienza forzata e violenta dei limiti della condizione umana… paralizza l’attività del pensiero e l’esercizio della vita”.
La medicina del dolore è una branca trasversale e interdisciplinare della medicina che si dedica alla diagnosi, cura e prevenzione del dolore. Vista la multidimensionalità del fenomeno, essa implica necessariamente un approccio olistico al paziente, comprensivo degli aspetti sociali, lavorativi, famigliari, oltre che chiaramente clinici spaziando dagli ambiti ortopedici, reumatologici, neurologici per arrivare a quelli ginecologici o addirittura gastroenterologici.


Le categorie

Le recenti acquisizioni della neurofisiologia definiscono tre categorie di dolore:
acuto, derivante direttamente da una lesione o un trauma, delimitato nel tempo e che migliora con la guarigione della patologia o trauma sottostante;
acuto persistente, quando i meccanismi coinvolti sono quelli del dolore acuto, la causa è ancora presente, e la sua eliminazione determina la risoluzione anche del dolore, come il dolore artrosico che si può risolvere spesso con un intervento di chirurgia ortopedica;
cronico, dove entra in gioco un meccanismo cellulare che si chiama di neuro-plasticità e si verifica una modificazione dell’architettura dei circuiti neuronali con vere e proprie modificazioni cellulari. In questo caso non vi è più una causa che lo determini e a tutti gli effetti diventa un “dolore malattia”. Quando cioè il paziente continua a sperimentare il dolore, come per esempio nel caso del dolore acuto persistente, questa stimolazione ripetuta può cambiare la regolazione delle proteine e i processi metabolici cellulari, strutturando la condizione di dolore cronico.


Il dolore cronico

Il dolore è spesso correlato con la fase terminale della vita e perciò, nell’opinione comune, la terapia del dolore è associata alle cure palliative. In realtà, così non è. In Italia, infatti, si stima che un cittadino su 4 soffra di una qualche forma di dolore cronico non oncologico. Basti pensare al dolore artrosico, che aumenta con il progredire dell’età media, o a quello di tipo neuropatico da Herpes Zoster (nevralgia post-herpetica), all’emicrania e cefalea, ma anche alla neuropatia diabetica. Quando colpisce persone in età lavorativa, il dolore cronico arriva a determinare per circa il 14% il cambio dell’attività e per il 20% la perdita del lavoro.


La terapia

La medicina del dolore, quindi, dovrebbe entrare in gioco a diversi livelli: preventivo, diagnostico e terapeutico. La prevenzione, innanzitutto, consiste nell’evitare che un dolore acuto si prolunghi nel tempo, diventando cioè un dolore acuto persistente, perché ciò può essere l’anticamera del dolore cronico. Acquisizioni recenti hanno dimostrato che, se dopo alcuni interventi chirurgici, non si ottiene un’analgesia efficace, si può rischiare la cronicizzazione. La diagnosi è altrettanto cruciale, perché deve puntare a distinguere oltre alla tipologia (acuto, persistente, cronico) anche l’origine.
In questo caso esistono tre categorie principali:
• nocicettivo: (proveniente da danno di tessuti o organi);
• neuropatico: (derivante da danno o malattia a carico del sistema nervoso);
• misto.
La terapia è il momento finale e, perché sia efficace, la diagnosi deve essere corretta e l’approccio individualizzato.
Un approccio integrato
Non possono esistere due dolori uguali, perché non esistono due pazienti uguali. Il vissuto del dolore è sempre soggettivo, su di esso influiscono le precedenti esperienze personali, le paure, le aspettative e le capacità di resilienza di ogni individuo. Un approccio vincente, quindi, non potrà che essere integrato, con l’utilizzo di più strategie di trattamento, e individualizzato, condiviso con il paziente.
Oggi in Italia i cittadini godono di una delle più avanzate leggi sulla diagnosi e sul trattamento del dolore. La speranza è che, nel futuro, la cultura e la sensibilità per l’argomento diventino sempre più patrimonio comune fondante di tutte le professioni sanitarie.


Dott. Fabrizio Pedrabissi Medico Terapista del Dolore – Soncino (CR)
Testo raccolto da Silvia Colombini