Le novità del diabete


La prevalenza di diabete in Italia e nel mondo è in forte crescita: le proiezioni parlano di vera e propria pandemia. Nei diversi continenti, la prevalenza attuale oscilla tra il 4% e il 10%, con un totale di 371 milioni di persone affette dalla malattia. Questo numero è destinato a crescere fino a 552 milioni entro i prossimi 20 anni.


Cosa c’è di nuovo?

La qualità dell’assistenza a favore delle persone con diabete è oggi migliorata, grazie alla diffusione di modelli assistenziali multi professionali, che integrano territorio e servizi specialistici, e che permettono di offrire risposte ai pazienti differenziati e coerenti ai bisogni della persona malata, in ogni momento della vita.
Accanto ai miglioramenti dei processi di cura dobbiamo, comunque, ricordare come negli ultimi 3-4 anni vi siano stati eventi significativi in termini di disponibilità di nuove ipotesi di terapia farmacologica e di nuovi dispositivi medici, sia a favore del diabete di tipo 2 (non insulino dipendente, o dell’adulto), sia per quello di tipo 1 (già noto come insulino dipendente o giovanile).


Farmaci per il diabete di tipo 2

Da poco sono disponibili i nuovi Standard Italiani di Cura del Diabete Mellito 2018, dove vengono descritte le opportunità terapeutiche per il diabete di tipo 2. Sono 8 le classi terapeutiche oggi disponibili e alcune di queste hanno, negli ultimi 3 anni, dimostrato, per la prima volta, efficacia non solo nel miglioramento della qualità del controllo glicemico, ma anche riduzione del rischio di eventi cardio-vascolari, di mortalità cardio-vascolare e, in alcuni casi, di mortalità totale.


Formulazioni insuliniche

Grazie alla disponibilità di nuove molecole insuliniche basali, quali l’insulina degludec e alla modifica della concentrazione di insuline basali già esistenti, glargine, abbiamo oggi a disposizione nuove opportunità di terapia per i pazienti in trattamento insulinico. Entrambe le insuline citate sono, come detto, basali/ultralente. Sono caratterizzate da una durata di azione superiore rispetto alle “vecchie” basali/lente (arrivando fino alle 36 ore), e hanno un profilo di azione più piatto, riducendo così il rischio di ipoglicemia.


Agonisti del recettore: GLP1 e insuline basali

Da pochi mesi è possibile proporre, per i pazienti candidati al trattamento iniettivo, sia con insulina basale sia con agonisti del recettore GLP1, una terapia di associazione che vede la combinazione delle 2 molecole in un unico dispositivo (degludec/liraglutide, glargine/lixixenatide). In poche parole, il paziente potrà, con una unica iniezione, ricevere i 2 farmaci con un impatto, sulla facilità di gestione della terapia e sulla qualità della vita, non trascurabile. I trial clinici di registrazione di tale associazione hanno mostrato, però, vantaggi clinici che vanno al di là della sola migliore gestione della terapia. Combinando le 2 classi terapeutiche in un’unica iniezione, e titolando la dose progressivamente, si sfruttano le azioni sinergiche dei 2 farmaci sul controllo glicemico. Si propone, inoltre, al pazienti dosi raramente massimali e si minimizza, così, il rischio di ipoglicemia e di effetti indesiderati, più comuni, invece, quando i 2 farmaci vengono usati separatamente.


Nuove tecnologie

Nell’ultimo decennio l’approccio alla terapia del diabete di tipo 1 ha subìto straordinari cambiamenti. Parte di questa rivoluzione è da attribuire all’applicazione delle tecnologie emergenti alla terapia e al monitoraggio del diabete .
Sappiamo bene come le persone con diabete di tipo 1 debbano ricorrere a processi decisionali più volte nel corso della giornata, per poter affrontare quegli stessi momenti, alimentazione, esercizio, ecc. che dalle persone senza diabete non sono neppure percepiti. Sappiamo, inoltre, come possa essere relativamente facile fare acquisire ai nostri pazienti l’abilità sufficiente a prendere le decisioni più appropriate in tema di modifica della dose di insulina. Più difficile, invece, è capire per quanto tempo i pazienti sapranno mantenere la capacità di farsi quotidianamente carico di queste decisioni, senza sviluppare un fallimento motivazionale.
Oggi, la più immediata e più importante applicazione delle tecnologie è proprio quella, mettendo queste al servizio delle persone con diabete, di sostenerle nella quotidiana necessità di affrontare e risolvere problemi ripetitivi come:
• controllare la glicemia pungendo i polpastrelli 4-5 volte al giorno;
• definire la dieta;
• iniettare e variare la dose di insulina.
Insomma, garantire il mantenimento nel tempo di una gestione appropriata, efficace e dinamica della terapia.


Microinfusori

La terapia iniettiva insulinica sottocutanea continuativa tramite micro pompa è una proposta terapeutica che, sempre più frequentemente, è oggi presentata alle persone con diabete di tipo 1.
Questo viene proposto in alternativa al classico schema multiniettivo, attraverso iniettori a penna per insulina. Il fine della terapia insulinica nel diabete di tipo 1 è quello di sostituire al meglio la funzione beta-cellulare, e il microinfusore è quello che meglio permette di simulare la delicata e complessa funzione pancreatica. Il microinfusore è una micropompa di peso non superiore ai 100 g. Porta insulina al paziente attraverso un catetere di dimensioni variabili (100-60 cm) che termina con un ago cannula di teflon inserito nel sottocute, generalmente, in regione addominale. Recentemente sono arrivati sul mercato microinfusori di dimensioni più piccoli. Tali device sono definiti “pompe cerotto” perché ospitate su un cerotto di pochi cm (3×4 cm) attraverso il quale la micropompa aderisce alla cute, e sono caratterizzate dalla assoluta mancanza di cateteri. L’intero sistema, motore, serbatoio per insulina e ago, sarà ospitato dentro a questo minuscolo device, del peso di soli 25 gr, scomparendo così alla vista e regalando al paziente i vantaggi di tale terapia e l’indipendenza da tubi e/o cateteri.


Monitoraggio continuo della glicemia real time

Il monitoraggio continuo della glicemia è oggi possibile attraverso una metodica mini-invasiva, ovvero con la misurazione diretta e continua della concentrazione del glucosio presente nei liquidi interstiziali (più specificatamente nei liquidi che bagnano il tessuto adiposo sottocutaneo).
Tale approccio, possibile grazie alla disponibilità di sensori del glucosio a forma di ago, consente il monitoraggio continuo del glucosio partendo dal presupposto che la concentrazione di destrosio nei liquidi interstiziali è sovrapponibile a quello nel sangue.
Tali sensori sono in grado di trasmettere a smartphone o altri dispositivi le informazioni raccolte dal sensore, minuto per minuto.
Il monitoraggio real time offre oggi ai pazienti, informazioni precedentemente non disponibili; tali device possono fornire dati immediati sulla velocità e sulla direzione di spostamento della glicemia. Sulla base dell’osservazione dei “trend”, inoltre, questi sistemi consentono di “predire” il futuro. I device sono, infatti, in grado di allertare il paziente del rischio imminente di ipoglicemia, rendendo così possibile un atteggiamento pro-attivo del paziente stesso che potrebbe, sulla base delle escursioni glicemiche, aggiustare la terapia insulinica o la dieta.


Dott. Paolo Di Bartolo
Unità Operativa di Diabetologia Ravenna Rete Clinica di Diabetologia AUSL  della Romagna
Presidente Eletto Ass Medici Diabetologi (AMD)

Testo raccolto da Chiara Solitario