L’insicurezza: cosa nasconde e come superarla

Prima di addentrarsi nell’insidioso mondo delle insicurezze, è importante fare un’introduzione: nella contemporaneità stanno prendendo piede sempre di più nuove ideologie di bellezza, di efficienza e di perfezionismo che si impongono in maniera imperativa e senza limite.
L’insicurezza viene vista come l’ospite inatteso e sgradito che, oggi, non ha diritto di manifestarsi e che, quando appare, deve essere cancellato immediatamente con esercizi e strategie varie o con corsi motivazionali, dove il messaggio che spesso dilaga è “Tu ce la farai… tu non puoi fallire… tu puoi fare tutto!”. Oppure, dove si fa credere, a tutti, che tutto si può risolvere con semplici esercizi o consigli.
Questo crea un terreno fertile per far sorgere mille dubbi, molte indecisioni e infinite insicurezze accompagnate da tutta la sofferenza che ne consegue.


Come classificarla

È possibile distinguere una forma d’insicurezza “logica”, che appare in un determinato momento della vita, quando ci si trova di fronte a nuovi obiettivi, si inizia un nuovo lavoro o una nuova storia d’amore. Questa manifestazione naturale può, però, superare un sottile e, spesso, invisibile confine, causando sofferenza e momenti di isolamento dagli altri. Ciò che segna il limite tra l’insicurezza “logica” e quella che, invece, inizia a essere più fastidiosa e spiacevole è, soprattutto, la reazione del soggetto che si trova nella condizione di provare questa emozione. Spesso, chi la vive vorrebbe cambiare qualcosa della propria vita, ne è infastidito e, quindi, non è tanto la forza con cui si manifesta a segnare la sofferenza. Può capitare che pochi episodi o semplici situazioni, in cui l’insicurezza è apparsa, facciano stare così male che ci si interroga in continuazione sul suo perché, e si decide di volersene liberare. Ma può anche succedere che, ogni giorno, l’insicurezza faccia capolino nelle più disparate scene e situazioni della vita quotidiana, senza dare troppo fastidio a chi la vive.
Possiamo, infine, aggiungere un’ulteriore differenziazione: c’è l’insicurezza che porta a interrogarsi, ed è accompagnata da un desiderio di volerne sapere qualcosa di più, e poi c’è quella che non fa sorgere domande, sembra non dare troppo fastidio e, spesso, può far cadere nel tranello di una sua generalizzazione e banalizzazione.


Come si manifesta

Al di là delle differenze soggettive, è importante mettere un limite quando l’insicurezza si ripete senza tregua e con una certa insistenza, causando forte ansia e persino attacchi di panico. Oppure, quando diviene causa di scomode inibizioni che creano un muro insormontabile tra il soggetto e la realizzazione di una determinata prestazione, sia lavorativa che, più specifica, della vita privata. Le situazioni in cui si declina l’insicurezza possono, quindi, essere infinite, ma qualcosa si può sicuramente circoscrivere e isolare. Grazie a un esame attento e approfondito si è scoperto che non arriva mai casualmente, non compare dove vuole, non si presenta in ogni momento e, soprattutto, non appare in presenza di ogni persona. Non è, insomma, così “capricciosa” come sembra. Si potrebbe dire che anche l’insicurezza più patologica ha una sua “logica”, nel senso che ha una sua funzione che si può scoprire, poiché spesso può essere inconscia per il soggetto stesso che ne soffre.


Il primo passo per superarla

È fondamentale cercare di smascherarne la funzione e, a questo fine, può essere utile inserirla in una cornice all’interno della quale aggiungere nuovi dettagli cominciando, innanzitutto, dalle situazioni principali in cui ci si trova ad essere insicuri. Poi, bisogna inserire in questa cornice anche i personaggi di fronte a cui appare, e si scoprirà che, anche se si mostra indistintamente di fronte a tutti, in realtà non è così.
Spesso, l’insicurezza si manifesta quando ci si trova in situazioni simili e con individui “apparentemente” diversi: anche se le persone sono differenti può succedere che ci si senta insicuri, ad esempio, nel lavoro, di fronte a coloro che ricoprono un ruolo di responsabilità, oppure, nella vita privata nei riguardi di figure femminili piuttosto che maschili o viceversa. Insomma, potrebbe esserci qualcosa che si innesca di fronte a questi personaggi, ma di cosa si tratta? Forse inconsciamente questi personaggi vengono collegati a individui che per noi hanno avuto una certa importanza simbolica, a figure di riferimento, ai genitori, a fratelli o sorelle, a persone che hanno rappresentato un ideale importante, che hanno vivificato con i loro desideri o che, al contrario possono avere inibito con i loro limiti, i loro paragoni, le loro paure e le loro insoddisfazioni.


Chi ne soffre

Tutte le persone si trovano a vivere momenti o periodi di maggiore insicurezza o di forti freni, ma quando questa si presenta con una certa potenza, diventando la causa che fa rimandare a un domani ogni decisione, allora può emergere, in alcuni casi, che chi ne soffre potrebbe essersi trovato, fin dall’infanzia, a vivere confronti troppo insistenti, oppure essere stato investito, al contrario, da forti aspettative. Ad esempio, può essere interessante, in un setting terapeutico, cercare di trovarne la connessione anche con alcuni sogni, i cosiddetti ricorrenti, dove spesso ciò che si ripresenta è proprio una situazione in cui ci si blocca e non si può proseguire e avanzare, oppure, non si riesce a scappare o a portare a termine qualcosa.
Spesso, l’insicurezza si mostra nel non autorizzarsi a occupare un certo ruolo o una determinata funzione a livello professionale o, nell’ambito sentimentale, nel non darsi il permesso di prendere posto nel desiderio di qualcuno o far sì che qualcuno entri nei propri desideri. A volte, dietro l’insicurezza e le inibizioni che essa può comportare, è possibile persino trovare una certa angoscia nel realizzare proprio ciò su cui ci si sente insicuri. In questi casi, potrebbe proprio essere una forma di difesa che ci tiene al riparo da molte situazioni.


A ogni azione corrisponde una reazione

Per andare sempre più nel dettaglio è, quindi, importante aggiungere all’interno della cornice nella quale l’insicurezza prende forma anche altri fattori, ad esempio:
 come ci si sente;
 quali sensazioni corporee accompagnano la manifestazione dell’insicurezza (sentirsi rossi in viso, balbettare, tremare, avere malesseri, mal di testa, stress, sensazioni di inadeguatezza e di impotenza come anche di vergogna o di timidezza e così via).
Poi, di volta in volta, si andrà ad aggiungere tutto ciò che definisce e che chiarisce meglio l’insicurezza più intima e unica, che non può essere rinchiusa in un semplice termine uguale per tutti, ma che necessita di un circuito di parole singolari e collegate con la propria e personale storia di vita.
È proprio in queste situazioni che esiste una minima possibilità per superarla. Tradurre ciò che per ognuno significa, andando ad arricchire la cornice nella quale essa appare di nuovi e interessanti dettagli, attraverso un lavoro di significazione che potrebbe trasformare ciò che nella vita causa inciampi, blocchi o inibizioni in un punto di partenza. In questo modo, si riuscirà a dare un nuovo slancio a ciò che prima sembrava procedere lentamente e con molti freni.


Dott.ssa Sara Bordò
Psicologa e Psicoterapeuta
(Bologna)Testo raccolto da Chiara Solitario