Mal di testa? Che stress!

Soffrono di cefalea, cioè di ogni tipo di dolore alla testa, il 46% degli adulti, mentre l’11% viene colpito da emicrania, la più importante delle forme di algia al capo, caratterizzato da una durata tra le 4 e le 72 ore, e almeno due delle seguenti quattro caratteristiche: il dolore deve avere localizzazione unilaterale, deve essere di tipo pulsante, di intensità media o forte e aggravato da attività fisiche di routine come camminare o salire le scale.

Dolore al capo, sordo, pulsante, breve o duraturo, a volte accompagnato da nausea o vomito, fotofobia e fonofobia: gran parte delle persone hanno provato almeno una volta nella vita questi sintomi.
E, diversamente da quanto frequentemente ribadito dalla cultura popolare non si tratta una scusa per tener lontano il partner o per non lavorare, il mal di testa è invece un problema disabilitante, molto più frequente di quanto si pensi, e predilige il gentil sesso.

L’impatto sulla qualità della vita è rilevante: secondo uno studio multinazionale condotto su giovani donne con emicrania, il 71% non riesce a svolgere attività lavorativa o scolastica.
Con costi diretti per il Sistema sanitario nazionale di più di 2,5 milioni di euro, e indiretti di circa 20 miliardi l’anno.

Ancora più invalidante è l’emicrania cronica, caratterizzata da un dolore che si protrae per più di 15 giorni al mese, che colpisce 800 mila italiani, circa l’1-2% della popolazione.

«L’emicrania cronica è in genere l’evoluzione negli anni di una forma episodica che lentamente aumenta di frequenza con un impatto sulla qualità della vita molto pesante perché il paziente ha difficoltà lavorative e familiari collegate alla presenza di questi mal di testa, inoltre fa spesso un uso eccessivo di farmaci analgesici con tutti gli effetti collaterali che possono comportare».
osserva Francesco Pierelli, professore ordinario di Neurologia ell’Università Sapienza di Roma. 

L’emicrania è un’attitudine del cervello di “arrabbiarsi” anche per eventi di bassa rilevanza.
Molte sono le cause scatenanti ma al primo posto a far suonare l’allarme nell’80% dei casi è lo stress, al secondo posto le variazioni ormonali, al terzo il digiuno e al quarto la riduzione delle ore di sonno.
Il soggetto emicranico ha mal di testa non appena lo stress finisce colpendo “a tradimento” per esempio il primo giorno di vacanza, o il sabato mattina (mentre la cefalea tensiva compare, come un peso alla testa, all’apice dello stress).

Anche i fattori climatici sono potenti scatenanti dell’emicrania, così come di tante patologie neurologiche a causa di un cambiamento di umidità e di cariche elettrostatiche, che paiono influenzare la trasmissione nervosa nel cervello.

Chi soffre di emicrania sa per esempio che il vento di scirocco è uno dei suoi peggiori nemici.

 

DEDICATO ALLE DONNE

La variazione dei livelli di ormoni, che ha luogo nelle donne a partire dalla pubertà, può essere all’origine degli attacchi di mal di testa.

A partire dai 10-12 anni infatti l’emicrania diventa più frequente nel genere femminile, con un rapporto di 3 a 1 rispetto a quello maschile.

Ancora non si conosce il ruolo degli estrogeni in tutto questo, ma è molto probabile che svolgano una funzione chiave, visto che quando si riducono aumenta la possibilità di un attacco doloroso.

Circa il 60% delle donne che soffrono di emicrania lamenta un aumento del disturbo durante il periodo mestruale.
In questi giorni spesso il dolore è più intenso, violento e duraturo, arrivando perfino a superare le 72 ore fissate come limite massimo per gli attacchi.

I farmaci inoltre paiono meno efficaci.

Le oscillazioni periodiche collegate alle mestruazioni scatenano infatti i classici sintomi dell’emicrania senza aura, cioè dolore intenso e improvviso, di solito pulsante, associato a nausea, vomito, fotofobia e fastidio verso il rumore.

L’emicrania mestruale pura compare durante il ciclo, cioè dai tre giorni che lo precedono ai tre (talvolta sette) che lo seguono.
L’emicrania mestruale correlata invece si manifesta con attacchi che ricorrono per lo più in concomitanza con il flusso, ma non esclusivamente.

Gli attacchi compaiono più facilmente anche durante il periodo di sospensione della pillola anticoncezionale, cioè quando si riducono gli estrogeni nel sangue.

A proposito di questo va sottolineato che tale farmaco, nelle donne predisposte, può peggiorare o scatenare il mal di testa, tuttavia questo problema è stato molto ridotto con l’introduzione delle pillole di ultima generazione, a basso dosaggio ormonale.
Per contrastare il dolore esistono numerosi rimedi, ma il consiglio da non scordare mai è quello di evitare il fai da te.
Il medico di famiglia e il farmacista saranno in grado di indicare, a seconda delle esigenze della paziente, il farmaco più adatto.

La gravidanza e la menopausa, al contrario, offrendo periodi di tregua dalle fluttuazioni ormonali, permettono una riduzione o addirittura la scomparsa degli attacchi di mal di testa.
Questo vale nel 70% delle donne incinte.

Attenzione invece alla terapia ormonale sostitutiva: ha molti vantaggi, come quello di prevenire il rischio cardiovascolare o l’osteoporosi, ma può incrementare il mal di testa.
Lo specialista sarà in grado di dare delucidazioni in proposito.

 

L’ALCOL È UN NEMICO

Soprattutto nel fine settimana o durante le cene tra amici non è raro che si esageri un po’ con l’alcol.
Un’abitudine nociva per tutti, e in particolare per chi soffre di mal di testa. Le conseguenze possono essere diverse.
A seguito dell’azione vasodilatatrice dell’alcol si verifica una vasodilatazione dei vasi cerebrali non specifica e questo causa mal di testa poco tempo dopo l’ingestione dell’alcolico.

Chi soffre di emicrania invece ha una reazione diversa e l’attacco doloroso esplode ore, anche 6-7 ore dopo il bicchierino.

 

NON SOTTOVALUTARE I SINTOMI

La diagnosi precoce assume un rilievo fondamentale.
«Non bisogna sottovalutare i primi attacchi con nausea, vomito, disturbo della luce e ricerca del buio, ma cominciare a gestire pazienti, anche quelli giovani in modo adeguato con farmaci di primo livello» osserva Paolo Martelletti, responsabile del Centro di riferimento regionale delle cefalee di Roma.
«Tutti i pazienti con emicrania tendono spontaneamente a cronicizzare, nell’anamnesi inoltre va indagata la presenza di familiari con la stessa patologia».

«Il paziente con emicrania dovrebbe innanzitutto parlare con il Medico di medicina generale ed evitare di addentrarsi nel mondo del web dove si trovano soluzioni improbabili» 
«Poi se l’emicrania diventa cronica deve necessariamente rivolgersi a un centro specializzato. L’Italia è uno dei Paesi all’avanguardia nel mondo nella ricerca e cura del mal di testa e i centri per la cura delle cefalee sono moltissimi. Lì il paziente può essere trattato e seguito in maniera adeguata».
– commenta Pietro Barbanti, responsabile del Centro diagnosi e terapia della cefalea e del dolore dell’ospedale San Raffaele.

 

ATTENZIONE ALL’AUTOMEDICAZIONE

Molti in presenza di mal di testa ricorrono all’automedicazione attraverso l’utilizzo di analgesici, utili presidi in caso di emicrania acuta ma non in quella cronica, perché il loro utilizzo prolungato, e spesso inappropriato, non è esente da rischi.
«L’80% degli emicranici cronici abusa di farmaci. Dunque, non bisogna sottovalutare l’aumento dell’uso di analgesici non controllato,l’incremento naturale della frequenza delle crisi e soprattutto la mancanza di un loro controllo immediato: l’emicrania nella forma cronica va curata con farmaci che consentano la riduzione della frequenza delle crisi, che non sono gli analgesici». – osserva Martelletti.
Grazie alla ricerca l’emicrania cronica non è più una condanna a vita.

Oggi l’impiego della tossina botulinica di tipo A, unico farmaco approvato con questa indicazione, riesce a ridurre il periodo di disturbo per oltre la metà.
«È un farmaco che ha diversi vantaggi non si prende per bocca ma viene somministrato con delle piccole punture a livello della fronte, muscoli delle tempie, muscoli posteriori e del collo e il trattamento va fatto ogni 12 settimane. Inoltre, al di là dell’efficacia dimostrata in studi clinici controllati, è molto ben tollerato.
L’esperienza clinica ha dimostrato che la somministrazione ripetuta potenzia l’effetto: i pazienti passano da 28 giorni di mal di testa al mese a 20 con il primo trattamento, poi a 15-10». – spiega Cristina Tassorelli, professore associato di Neurologia dell’Università degli Studi di Pavia, Dipartimento di Scienze neurologiche del comportamento 

La pratica clinica induce infine gli esperti a pensare che il farmaco sia più efficace nei pazienti in cui il trattamento è avvenuto in fase precoce, vicino ai primi episodi di emicrania cronica.