Mamme si diventa: pillole di psicologia e maternità

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Diventare mamma è uno di quegli eventi speciali della vita che è arduo descrivere in poche righe, un vero prodigio, un miracolo e, allo stesso tempo, un fatto del tutto normale, che fonde insieme la spinta alla conservazione della specie e i desideri del singolo
individuo. “Tutta la vita umana sul nostro pianeta nasce da una donna” diceva la poetessa Adrienne Rich.
Mentre in passato le donne avevano ben poca voce in capitolo, oggi ci confrontiamo con modelli femminili più complessi: non è scontato, infatti, che la realizzazione di una donna ruoti esclusivamente intorno al matrimonio e ai figli, tanto che alcune scelgono di non averne. Per altre, invece, il figlio tanto desiderato non arriva, e allora si può decidere, tra mille difficoltà, di rivolgersi all’adozione o alla procreazione medicalmente assistita per cercare di averlo. In altri casi ancora, la maternità viene rimandata, magari a causa di una relazione sentimentale instabile o di difficoltà economiche, almeno fino a quando il cosiddetto “orologio biologico” non comincia a farsi sentire.
Le donne, dunque, possono decidere se e quando diventare madri, seguendo la loro intima motivazione e non più le convenzioni imposte dalla società.
Tuttavia, questa libertà, che rappresenta certamente una legittima conquista, è associata anche a maggiori pressioni, complicazioni
responsabilità.
Ci si aspetta che la donna affronti tutto con atteggiamento positivo e che sia capace di gestire da sola i cambiamenti, senza troppe ripercussioni sulla vita lavorativa, sociale e di coppia.
Ma tante pretese irrealistiche possono procurare un forte disagio.
In realtà, la gravidanza, il parto e i primi mesi da neomamma non sono percorsi lineari e standardizzati, non esiste un ideale al quale uniformarsi.
Ogni donna ha il suo vissuto e la sua particolare esperienza e, in ogni caso, la maternità resta un cammino che richiede cura e consapevolezza.

I cambiamenti fisici in gravidanza
Durante la gravidanza, la donna si dispone a concepire anche psicologicamente il bambino e ad amarlo ben prima della sua nascita.
È il tempo dell’attesa necessaria, del progetto, del sogno, della preparazione fisica ed emotiva.
Ci sono persone che descrivono questi mesi come uno stato di grazia, ma per altre le cose non stanno esattamente così.
Già nelle prime fasi, le donne si accorgono di cambiare per accogliere al meglio il figlio che cresce in loro.
Durante questo straordinario processo, si modificano anche l’immagine che hanno del corpo e i sentimenti che provano in relazione
ad esso.
Non è sempre facile, ad esempio, accettare il repentino aumento di peso, la pancia che cresce o le gambe che si gonfiano.
A volte, nausee, stanchezza, mal di schiena, costringono a rallentare (ed è un bene!) anche la più iperattiva delle donne. Se le altre persone osservano un viso particolarmente radioso, la percezione interna della donna potrebbe essere del tutto diversa.
Per alcune di loro, infatti, questo è un passaggio impegnativo, specialmente se si presentano problemi di salute, anche lievi e risolvibili.
L’inquietudine può diventare l’emozione con cui ci si sente costrette a convivere e mille dubbi affollano la mente: “Avrò mangiato nel modo giusto; cosa significa questo fastidio che sento; il mio bambino cresce abbastanza; si muove o non si muove; perché non sono al settimo cielo; sarò in grado di affrontare il dolore del parto?”.
Una volta venuto al mondo il figlio, poi, l’assetto psico-fisico cambia ancora, bisogna, infatti, rinunciare al “pancione”: ecco che la donna è chiamata ad un ulteriore sforzo per riadattarsi al nuovo stato.thinkstockphotos-542183936-convertito

Ritrovare la serenità
Per affrontare al meglio la gravidanza e trascorrere il periodo in serenità, ogni donna può seguire alcune indicazioni. 

  • Informarsi non solo sui cambiamenti di tipo fisico durante la gravidanza, ma anche sui paesaggi interiori, emotivi, legati a questo periodo, al momento della nascita e al puerperio, sulla costruzione del rapporto madre-bambino, sull’allattamento, sul sonno del neonato, sui cambiamenti fisiologici nel rapporto di coppia, anche per evitare inutili angosce e allarmismi.
  • Condividere con il partner (se c’è) sogni, preoccupazioni, riflessioni, esperienze: è lui il compagno in questa grande avventura.
  • Seguire uno stile di vita sano e per quanto possibile “lento”: rallentare un po’ non significa rinunciare a ciò che di bello vogliamo
    fare, ma permette di ascoltarsi in profondità per capire meglio di cosa abbiamo bisogno.
  • Riconnettersi con la natura: non c’è momento migliore per riscoprire i benefici di ambienti naturali, rilassanti e rasserenanti.
  • Coltivare le amicizie: gli amici veri ci comprendono, non ci giudicano, non pretendono, sanno ascoltare, aspettare e rispettare.
  • Non aver paura di chiedere aiuto, se ci si sente abbattute, stanche o demotivate.
  • Frequentare corsi di preparazione al parto, di yoga o meditazione, di crescita personale o di sostegno alla genitorialità.
  • Scegliere in anticipo l’ospedale che abbia un approccio nei confronti della donna e del parto che sia in linea con i nostri valori.
    Riuscire a rilassarsi è, quindi, il modo migliore per ritrovare la calma e affrontare con le energie giuste una prova così importante.

 

Dopo la nascita: un momento delicato Il bambino è nato e, all’improvviso, tutti gli sguardi amorevoli, i sorrisi, le accortezze sollecite, sono ora per lui.
Alla madre si chiedono, in genere, i particolari del parto e anche quanto si senta felice: ci si aspetta una risposta immancabilmente positiva, che sia vera oppure no.
Questo momento può, però, essere caratterizzato da un crogiolo di emozioni, anche ambivalenti. L’idea che per essere buone madri sia necessario provare sempre gioia ed entusiasmo è un mito da sfatare.
Purtroppo il partner e i familiari a volte non si accorgono della particolare vulnerabilità della donna.
Anche se ogni cosa è andata per il verso giusto, la natura ha previsto che la madre sia particolarmente sensibile in questo primo periodo, proprio per essere più ricettiva alle necessità del bambino.
Tuttavia, questa maggiore apertura la rende spesso più esposta alle critiche, più facile al pianto, più insicura e fragile del solito, quindi, maggiormente bisognosa di protezione e incoraggiamento, che spesso invece mancano.
In alcuni casi, il senso di vergogna per non provare da subito allegria, soddisfazione o un amore travolgente per il nuovo nato,impediscono alla donna di confidarsi e condividere il suo malessere, aumentandone la portata.
Inoltre, l’inesperienza, il confronto con il bambino reale (non più quello immaginato durante i mesi di gravidanza!), il senso di responsabilità schiacciante, l’improvviso cambiamento dei ritmi di vita e molti altri fattori, anche di tipo ormonale, possono essere destabilizzanti.
Le donne devono sapere che in questa fase possono verificarsi dei disturbi dell’umore, che è un’eventualità non rara, che non è certo colpa loro e che comunque non sono sole. Nel caso in cui le difficoltà persistano più di qualche giorno, è bene non trascurare i sintomi e chiedere aiuto anche al di fuori dalla cerchia familiare.
I centri specialistici e gli esperti sono in grado di fornire tutto il supporto necessario per ristabilire il benessere della neomamma.

Cosa succede alla coppia

Quando nasce un figlio, nasce anche una nuova coppia di genitori e il ruolo del futuro papà è cruciale fin dalla gravidanza.
Avere al proprio fianco un compagno presente, disponibile all’ascolto, che infonde coraggio e fiducia alla donna, può fare la differenza per madre e bambino.
Quando si ritorna a casa, dopo il parto, diminuiscono momentaneamente, ma drasticamente, il romanticismo e l’erotismo nella coppia, a favore di un maggiore impegno nella condivisione delle responsabilità.
Con questa sorta di delusione “perché niente è più come prima” bisogna saper fare i conti in due, per ritrovare pian piano una nuova sintonia.
La mamma deve poter contare sull’aiuto anche pratico da parte del partner, che le permetta di recuperare le forze e il proprio equilibrio.
Oggi gli uomini sono più inclini a collaborare, prendendosi cura dei bambini e della casa, purché venga riconosciuta la loro importanza e la loro competenza.
Coinvolgere il proprio compagno nelle attività di accudimento permette all’uomo di non sentirsi escluso dalla diade madre-figlio e di partecipare da protagonista alla nascita della nuova famiglia.

Dott.ssa Michela Rosati
Psicologa e Psicoterapeuta
(Terni)
www.michelarosati.it

Testo raccolto da Silvia Colombini