Mancanza di memoria e deficit cognitivo

I deficit cognitivi possono essere intesi come un aumento delle difficoltà legate, sostanzialmente, alla riduzione della memoria che ci rendono meno performanti rispetto al passato. Con l’avanzare dell’età, è più che normale il verificarsi di cali di rendimento, deficit che possono essere sia di tipo fisico, legati alla forza, alla reattività muscolare e ai riflessi, ma anche di tipo mentale. In questo caso, può accadere che la capacità di ricordare nuovi eventi o di richiamare alla mente uno o più ricordi del passato sia ridotta.
Relativamente ai cali di rendimento fisico esistono integratori specifici come quelli contenenti aminoacidi essenziali, mentre per i deficit cognitivi gli integratori ideali sono quelli in grado di apportare principi funzionali in grado di attraversare la barriera ematoencefalica e raggiungere le aree neurologiche deputate alla memoria ed alle funzioni logiche.


La memoria

Rappresenta una risorsa importantissima per l’adattamento e per la sopravvivenza, in quanto permette di sfruttare le informazioni raccolte e immagazzinate negli anni tramite le esperienze vissute come bagaglio, utile ad affrontare le situazioni similari che andremmo ad affrontare.
Stress, professioni estremamente impegnative, scarsa quantità e qualità del sonno possono aggravare in maniera importante la sintomatologia.
I disturbi cognitivi sono rappresentati da una o una serie di situazioni che compromettono:
• capacità di attenzione;
• concentrazione;
• memoria;
• ragionamento;
• calcolo;
• logica;
• orientamento.
Questa tipologia di disturbo, quando diventa molto frequente o continuativa, può avere ripercussioni sulla qualità della vita dell’individuo e della sua famiglia.


Diminuzione di capacità cognitive associate all’invecchiamento


Lo stato infiammatorio

Quando si indagano, a livello medico, quali sono i segnali organici alterati in un soggetto affetto da declino cognitivo, si nota che questo si associa spesso a:
• uno stato infiammatorio delle cellule cerebrali;
• un conseguente deterioramento delle cellule nervose;
• una minore attività neurogenetica nell’area cerebrale denominata ippocampo.
La conseguenza è rappresentata da una riduzione e un indebolimento delle seguenti funzioni: attenzione complessa, apprendimento e memoria, funzioni esecutive, linguaggio, funzione percettivo-motoria.
Molti autori concordano sul ricondurre le cause, quando non attribuibile alla trasmissione genetica, alla presenza di un importante stato infiammatorio, a un carico ossidativo elevato e alla carenza dei neurotrasmettitori che favoriscono la comunicazione tra le cellule. L’infiammazione e il carico ossidativo, causato dai radicali liberi, alla lunga distanza influiscono in maniera significativamente negativa in quasi tutti i processi cognitivi, favorendo la comparsa di sintomi caratteristici di varie malattie tra cui Alzheimer e sclerosi multipla. I livelli alterati d’infiammazione vengono rapidamente captati da “cellule partner” dei neuroni, gli astrociti, che per reazione alterano il funzionamento dei neuroni dell’ippocampo (il centro dei ricordi).


Gli estratti vegetali

Dalla rassegna bibliografica disponibile presso le Banche Dati internazionali, è possibile individuare molti lavori che mettono in evidenza la capacità di alcuni estratti vegetali e di diversi componenti nutrizionali di intervenire positivamente. Eccone alcuniesempi.
• Bacopa monnieri
È una pianta che cresce nelle zone umide e paludose del sud est asiatico.
La droga è costituita dalle parti aeree dalle quali si possono estrarre diversi principi funzionali tra cui i bacosidi. Questi agiscono preservando le cellule cerebrali dall’invecchiamento grazie al potenziamento dell’azione di molecole antiradicaliche endogene. Inoltre, incrementano la sintesi dei neurotrasmettitori GABA e serotonina, mediatori neurologici legati alla sfera dell’umore, della memoria e dei processi cognitivi.
• Taurina
È un amminoacido semi essenziale che differisce dagli aminoacidi che formano le proteine per la presenza del gruppo acido sulfonico in luogo al tradizionale gruppo carbossilico.
Molecola, oggi, molto conosciuta perché largamente impiegata come ingrediente in numerose bevande energetiche. Contrariamente a quanto si crede essa non ha proprietà energizzanti, ma esattamente l’opposto. Agendo sul recettore GABA, infatti, ha un’attività rilassante nei confronti dei neuroni eccitatori del cervello. Sono state documentate da numerose pubblicazioni anche le sue proprietà anti-ossidanti e protettive per le cellule, con funzione di mantenimento (protettiva) e migliorativa nei confronti della sfera cognitiva e della memoria.
• Omotaurina
È un piccolo composto naturale identificato in differenti specie di alghe marine rosse che interviene in diversi processi biologici svolgendo attività neuro-protettiva e proteggendo le cellule cerebrali dalla degradazione indotta dalle sostanze ossidanti e dai radicali liberi.
• Uridina monofosfato
Rappresenta una delle sorgenti di fosforo per il cervello e risulta essere coinvolta nel metabolismo degli acidi nucleici, dei lipidi e dei mucopolisaccaridi.
Insieme alla colina e agli acidi grassi polinsaturi, è una delle tre sorgenti per fornire al cervello la possibilità di sintetizzare i fosfolipidi della membrana cerebrale.
La molecola di uridina è, inoltre, implicata in alcuni processi neurologici che la vedono capace di incrementare la formazione di acetilcolina, un neurotrasmettitore importante sia a livello centrale, dove permette la comunicazione tra i neuroni, che periferico, dove agisce promuovendo la contrazione dei muscoli.
La natura, come spesso accade in diverse patologie, è in grado di offrire principi funzionali che possono risultare utili nel cercare di contrastare e rallentare i processi legati al naturale declino cognitivo.
Questi principi funzionali possono essere assunti con una sana e attenta alimentazione, così come esistono in commercio particolari integratori alimentari che li contengono.


Le alterazioni della memoria

Relativamente alle capacità mnemoniche, la memoria definita “autobiografica”, cioè quella legata al passato, spesso viene mantenuta, a discapito della memoria semantica e della memoria a breve termine che, invece, subiscono solitamente delle evidenti alterazioni. Il deterioramento cognitivo viene oggi classificato in ordine di gravità crescente come: invecchiamento,  Mild Cognitive Impairment (MCI) e demenza. L’attenzione della comunità medica è orientata nel cercare di comprendere quali possono essere le cause che portano il naturale calo delle prestazioni mentali a diventare un problema invalidante.

 

 

 


Dott. Antonio Scialpi Chimico Farmaceutico (Verona)
Testo raccolto da Silvia Colombini