Il meglio dell’estate: in vacanza senza rischi

Estate è oggi sinonimo di vacanze trascorse quasi sempre al sole e all’aperto, ma non sempre è stato così. Prima degli anni Sessanta, infatti, l’esposizione solare veniva evitata perché una carnagione chiara dimostrava che ci si poteva permettere di non lavorare al sole e, quindi, era uno status symbol. Con la ripresa economica post-bellica, si è diffuso un discreto benessere nella popolazione, è aumentato il turismo e, in particolare, l’esposizione al sole estivo.
A questo punto sono cambiati i canoni estetici: bisognava essere scuri di pelle per testimoniare la propria agiatezza. Inoltre, il diffuso timore del rachitismo, malattia dell’età pediatrica causata da grave carenza di vitamina D paventata soprattutto nelle città del Nord, colpite dallo smog (nebbia e fumo dovuto all’uso degli oli pesanti per il riscaldamento abitativo, estremamente inquinanti, ma a bassissimo costo), ha favorito una eccessiva esposizione al sole dei bambini.Infatti, si pensava fosse un’abitudine salutare, poiché gli ultravioletti inducono la produzione di vitamina D da parte della cute. Solo quando questa generazione è arrivata all’età adulta, si è capito che determinati comportamenti potevano causare un danno cutaneo cronico da esposizione a ultravioletti (UV) con precoce formazione di rughe, secchezza e pigmentazione a carico delle zone esposte e, nel tempo, predisposizione alla formazione di tumori cutanei


Al sole: istruzioni per l’uso

I cambiamenti atmosferici dovuti alla riduzione dell’ozono per effetto dell’inquinamento, hanno determinato la diminuzione della naturale protezione dagli ultravioletti da parte di questo strato di gas che si colloca nella parte alta dell’atmosfera. I raggi solari sono, oggi, più potenti e più dannosi per la pelle.

 

 

 

Le più comuni alterazioni prodotte dalla pelle sulla cute sono benigne e costituite da pigmentazioni che colpiscono il volto, il dorso delle mani o il décolleté.
Di colorito bruno, spesso tondeggianti, sono molto difficili da curare se non, per lo più, con costosi trattamenti laser. Il sole favorisce anche la comparsa di cheratosi seborroiche, un tempo appannaggio degli anziani, che ora si riscontrano già nei trentenni. Di colore marroncino-ocra o anche nerastro e aspetto crostoso, con il tempo si ispessiscono e si estendono, sono decisamente antiestetiche, ma facili da trattare.

 

Tra le alterazioni a rischio di trasformazione tumorale sono molto comuni le cheratosi attiniche che colpiscono, in gran parte, il viso e anche il cuoio capelluto delle persone calve (per lo più maschi). Sono piccole lesioni rossastre con una superficie irregolare che ricorda la carta vetrata al tatto e richiedono un adeguato trattamento, poiché una parte si può trasformare in carcinomi.

 

 

 

Tra i tumori veri e propri il melanoma cutaneo (il più pericoloso) colpisce anche la popolazione giovanile, ma fortunatamente è meno frequente. I carcinomi basocellulari e spinocellulari, anche detti basaliomi e spinaliomi, invece, si manifestano prevalentemente dopo i 40-50 anni. I basaliomi sono i più diffusi tumori maligni della cute. Di rado, metastatizzano, sono localmente invasivi e se non correttamente trattati possono estendersi con gravi danni anatomici ed estetici, con richiesta di ulteriori interventi chirurgici. Negli ultimi anni c’è, purtroppo, un incremento continuo del numero di melanomi.

 


La prevenzione è fondamentale ed efficace. Oltre a non esporsi al sole nelle ore più calde e/o stare all’ombra, è opportuno consultare lo “UV-index” riportato sui quotidiani e sui siti web di previsioni meteo. Si tratta di un numero tra 1 e 11 che indica l’intensità dell’irraggiamento UV in una certa zona e in una data precisa. Quando supera il valore di 3 indica la necessità di protezione solare. Più è alto il valore, più è breve il tempo per cui ci si può esporre al sole in sicurezza. È indispensabile utilizzare creme con fattore di protezione superiore a 20 e inizialmente, alle prime esposizioni solari, a 50, senza lesinare sul prezzo, ma scegliendo prodotti di qualità che hanno alle spalle aziende importanti che investono sulla ricerca. L’efficacia di un filtro solare è indicata dal Sun Protection Factor (SPF) che indica quanto il prodotto prevenga l’eritema (arrossamento) da UVB.

Poiché al mare ci si tuffa in acqua, la resistenza all’acqua (Water Resistant: WR) per un prodotto solare è un parametro raccomandato: un filtro la cui etichetta mostra WR 40 protegge dal sole per un tempo continuo in acqua di 40 minuti.
Un aspetto molto importante per l’efficacia della protezione solare è la quantità di prodotto applicata (che tende a essere insufficiente) insieme al tempo di applicazione, perché va rinnovata ogni 2–3 ore, se persiste l’esposizione solare.

Per chi pratica sport o attività all’aperto, sono anche particolarmente indicati gli indumenti fotoprotettivi. Il mercato è molto assortito di capi con ottima vestibilità e eleganza: magliette, camicie, pantaloni, cappellini (indispensabili per chi ha una capigliatura rada o è calvo). Occorre verificare che i prodotti siano di produzione europea e certificati, a garanzia dell’efficacia del filtro contenuto nel tessuto. Queste precauzioni sono molto indicate e utili anche per la salvaguardia delle scottature dei bambini.

Attenzione all’eritema solare, arrossamento diffuso che colpisce chi si espone troppo a lungo al sole. Il “troppo” non dipende soltanto dall’intensità dell’irraggiamento UV, ma anche dal fototipo del soggetto, cioè dalla intensità della sua pigmentazione costituzionale, che determina la tendenza ad abbronzarsi o meno. Le situazioni più classiche sono quelle di chi si addormenta al sole! Alcune persone non si abbronzano affatto (fototipi I e II) ed è meglio per loro evitare il sole, che li danneggerebbe comunque, specie esponendosi in costume come si fa in spiaggia. L’eritema solare è di fatto un’ustione, più o meno grave (semplice arrossamento o comparsa anche di bolle e di gonfiore cutaneo) e più o meno esteso. Le forme lievi possono essere trattate con i semplici idratanti, quelle più estese richiedono creme cortisoniche e le forme gravi possono necessitare di ricovero per effettuare cure endovenose.
Alcune eruzioni solari negli anziani sono in realtà fotodermatiti da farmaci. Se le persone ne assumono numerosi, alle prime esposizioni solari si possono manifestare arrossamenti, anche importanti, sulle zone esposte (collo, décolleté, avambracci). Ciò accade perché la sostanza chimica intensifica la radiazione luminosa, causando un danno alla cute. Di solito, non sono gravi e tendono a regredire evitando il sole o con il supporto di una crema cortisonica.
Alcuni, per apparire più abbronzati, abusano di lampade abbronzanti senza alcun controllo, peggiorando il rischio di tumori. Le Agenzie per la prevenzione dei tumori solo negli anni Novanta hanno affermato il potere cancerogeno delle lampade. Alcuni Paesi europei e l’Australia hanno vietato l’utilizzo di solarium artificiali, sulla scorta dell’ormai comprovata relazione con il loro utilizzo e l’insorgere di alterazioni tumorali cutanee.

Alcune piante hanno una linfa ricca di furocumarine, molecole che con il sole intensificano notevolmente il danno cutaneo; tra queste soprattutto il fico, ma anche altre piante boschive. Il malcapitato che viene sfiorato dalle foglie di queste piante o che effettua sfalci o potature durante una giornata estiva soleggiata, potrebbe andare incontro a fitofotodermatiti, lesioni irregolari a volte ricoperte da una bolla lineare piena di liquido, anche diffuse. Queste persone si spaventano moltissimo e finiscono nelle strutture sanitarie, ma se non vengono valutate da un dermatologo rischiano diagnosi, esami e terapie inappropriati.
Può anche capitare che erboristi autodidatti facciano macerare foglie di fico per ottenere un liquido abbronzante, esponendosi al sole dopo averlo applicato con risultati disastrosi!

 

Anche alcuni profumi “scadenti” possono contenere derivati di queste molecole fotoattive e, se ci si espone al sole dopo averli applicati sul corpo, si possono manifestare delle pigmentazioni irregolari molto scure che possono durare anni.

 

 

 

Con il bel tempo si moltiplicano le passeggiate all’aperto, nei boschi e in mezzo alla vegetazione dove possono presentarsi spiacevoli inconvenienti da cause che non è sempre facile immaginare. Uno degli eventi più comuni, che capita ad adulti e bimbi passeggiando nei boschi, è quello di trovare una pallina molliccia brunastra più o meno grande attaccata all’inguine o alle ascelle o sul capo: si tratta di una zecca, che appartiene alla famiglia degli aracnidi (ha 8 zampe) e si nutre del sangue dell’ospite. A parte l’irritazione, causata dalla spiacevole presenza, questi esseri possono trasmettere un numero notevole di malattie anche gravi, spesso dopo un lungo intervallo, per cui è d’ obbligo consultare lo specialista. L’estrazione della zecca può essere difficile e c’è il rischio che il rostro (la punta che si conficca nella pelle) rimanga piantato e possa causare un granuloma.


Dermatite da processionaria

Le persone che vanno a passeggio, a margine delle zone boschive, possono ritrovarsi delle chiazze rosse sulle braccia, il viso o la parte alta del collo, alcune volte anche con l’aspetto di una piccola ustione, che bruciano e prudono fastidiosamente. In assenza di informazioni il medico può pensare a volte all’Herpes Zoster (fuoco di Sant’Antonio). In realtà di tratta di dermatite da processionaria, che si manifesta 1-2 giorni dall’esposizione ai peli microscopici dei bruchi di questa farfalla, che si accumulano sugli alberi, in corrispondenza di nidi, simili a grosse ragnatele, che li racchiudono.

 


La scabbia

Dopo qualche settimana dal soggiorno in luoghi particolari, (ad esempio, molti Paesi tropicali) oppure in alberghi molto economici (con scarsa cura dell’igiene), può capitare che insorga un fastidioso prurito che aumenta nelle ore notturne, diventando rapidamente insopportabile. Ne segue un feroce grattamento con escoriazioni diffuse e, spesso, il coniuge o i conviventi cominciano a manifestare gli stessi sintomi. Si tratta della scabbia, oggi non così rara, causata da un acaro microscopico che scava minuscole gallerie nella pelle per deporre le uova. All’inizio l’unico disturbo è il prurito, poi compaiono piccole lesioni palpabili, talora con un minimo contenuto liquido (vescicole) tra le dita delle mani, sui polsi, sulle gambe ed in altre sedi.
La diagnosi e la cura della scabbia sono molto difficili e si tratta di una malattia che si trasmette abbastanza facilmente ad altre persone per contatto. Per questo è necessario rivolgersi a un dermatologo esperto perché il trattamento, basato su pomate acaricide, presenta alcune criticità.

 

 


La dermatologia acquatica

La forma più comune cui si può andare incontro è il contatto con una medusa. Si tratta di piccoli esseri primitivi di consistenza gelatinosa, formati da un ombrello e da tentacoli che oscillano nell’acqua. La loro superficie è, però, ricoperta da minuscole cisti urticanti. Queste, per contatto accidentale con la pelle, iniettano tossine provocando prima un dolore bruciante violentissimo di una certa durata e, successivamente, gonfiore e ulcerazione che richiedono parecchie settimane per scomparire, lasciando una pigmentazione persistente. In rari casi, dopo la guarigione si può formare una cicatrice dura e sporgente (cheloide) che non ha nessuna tendenza a scomparire, con un esito inestetico permanente.
Il riccio di mare che vive sui fondali, sotto le rocce, può causare, invece, punture alle mani (raccoglitori e pescatori) o sotto i piedi, quando viene calpestato. Ciò è causa di un dolore vivo: gli aculeo calcarei e fragili vanno rimossi delicatamente con l’aiuto di acqua caldissima e medicazione con una pomata antibiotica. Dopo alcune settimane, però, se frammenti di aculeo sono rimasti conficcati nella pelle, si forma un granuloma (una pallina di infiammazione cronica più o meno profonda) che può richiedere l’asportazione chirurgica.
Un incidente molto spiacevole è la puntura di tracina. Si tratta di un pesce lungo 10-12 cm che vive seminascosto nella sabbia del litorale. Presenta una serie di spine sul dorso, collegate con ghiandole velenose che iniettano, se calpestate, un veleno potente, causando un dolore insopportabile e sproporzionato alla lesione, che può durare anche 16-24 ore e richiede un trattamento medico.
Curiose sono le lesioni da larva migrans cutanea, comuni nelle zone subtropicali e tropicali, che si manifestano nelle persone che si sdraiano su spiagge contaminate da deiezioni di cani, gatti, bovini.
Esistono complessi cicli vitali di questi vermi parassiti che si sviluppano negli animali e, solo accidentalmente, le larve finissime penetrano nella cute umana (dove non riescono a continuare il ciclo e migrano) producendo eleganti lesioni serpiginose, della lunghezza di alcuni centimetri, rosse e pruriginose, che si allungano lentamente su cosce, glutei, dorso.
Così può capitare al ritorno da mari tropicali che si sviluppino, abbastanza presto, questi “ghirigori” eleganti sulla pelle, che non mancano di generare un certo allarme.
Le lesioni possono essere anche numerose, in chi è stato attaccato da molte larve, dopo essere stato coricato a lungo sulla sabbia, senza protezione. Per tutto questo esiste un trattamento farmacologico antiparassitario molto efficace.


Dott. Michele Bertero
Direttore SC Dermatologia AO Santa Croce e Carle (Cuneo)

Testo raccolto da Chiara Solitario