OSTEOPOROSI: LA MALATTIA SILENZIOSA

Osteoporosi: è importante proteggere la salute delle ossa

L’osteoporosi è una malattia molto diffusa, in seguito alla quale le ossa divengono porose o si assottigliano, indebolendosi ed esponendo chi ne soffre a un aumentato rischio di fratture.
Le parti più vulnerabili sono polso, femore, vertebre, spalla, omero e bacino.
Il processo di perdita ossea non si manifesta con dolori o in altro modo, per cui i sintomi dell’osteoporosi diventano evidenti solo se si verifica una frattura, che può essere dovuta anche a un trauma di lieve entità, e che causa dolore e invalidità.

I soggetti più eposti

Potenzialmente tutti possono sviluppare l’osteoporosi ma, di norma, a soffrirne sono soprattutto le donne in età avanzata, per via della più marcata perdita di massa ossea.
Tuttavia, questo processo inizia già con la menopausa quando, venendo a mancare la protezione degli estrogeni, che in questa fase della vita subiscono una considerevole riduzione, conseguente alla perdita della funzione ovarica, lo scheletro comincia progressivamente a demineralizzarsi.
In certi casi, poi, la malattia può colpire anche le donne più giovani, magari per colpa di diete eccessivamente restrittive che non assicurano tutti i nutrienti utili a mantenere forte lo scheletro.

Altri fattori di rischio

Popolazione di appartenenza

Gli individui di pelle chiara hanno una massa ossea ridotta rispetto a quelli di pelle scura.

Familiarità

Il rischio è maggiore se casi di osteoporosi o fratture da fragilità ossea hanno già interessato genitori, fratelli o nonni.
Tra i fattori ereditari rientra anche la costituzione fisica: persone di corporatura minuta sono più esposte, in quanto hanno in genere una massa ossea minore.

Disturbi ormonali

Menopausa precoce (al di sotto dei 40-45 anni): prima avviene la caduta della produzione di estrogeni, più lungo sarà il periodo di perdita di calcio dall’osso, con conseguente maggior rischio di osteoporosi.
Amenorrea (assenza del ciclo mestruale): la carenza di ormoni sessuali, che hanno un ruolo molto importante nel metabolismo osseo, può favorire lo sviluppo di osteoporosi.

Farmaci e malattie

L’uso prolungato di cortisonici, anticoagulanti, diuretici e anticonvulsivanti può accelerare la perdita ossea.
Un rischio, questo, associato pure a diverse patologie, come quelle della tiroide.
La produzione eccessiva di tiroxina, un ormone secreto dalla ghiandola, causa infatti una perdita ossea che, se non trattata tempestivamente, può favorire l’insorgenza dell’osteoporosi. Tra le altre malattie associabili a un rischio elevato di osteoporosi vi sono quelle infiammatorie intestinali (celiachia, morbo di Crohn, colite ulcerosa), l’insufficienza renale, alcune patologie epatiche croniche, l’artrite reumatoide, il diabete.

Come si scopre

Il modo migliore di identificare se si è a rischio di osteoporosi, è quello di effettuare uno screening di mineralometria ossea computerizzata, la ben nota Moc.
Una tecnica diagnostica non invasiva, indolore, che attraverso raggi X o ultrasuoni valuta il patrimonio di calcio presente, calcolando di quanto si discosta da quello massimo che si registra da giovani e da quello medio delle persone della stessa età.
Dall’elaborazione di questi dati è possibile stabilire se la quantità del tessuto osseo è più bassa del normale, ma comunque poco severa, o se si tratta di vera e propria osteoporosi. In genere si consiglia di eseguire una Moc la prima volta a 65 anni, ma l’esame va anticipato se sussiste il forte sospetto che, a causa di uno o più fattori di rischio, lo scheletro possa essere stato privato del suo contenuto di calcio.

Il trattamento

Esistono diversi farmaci approvati per la prevenzione e il trattamento dell’osteoporosi: spetta al medico scegliere, caso per caso, il più adatto alle esigenze individuali.
Quelli più spesso utilizzati sono i bifosfonati che, grazie alla loro comprovata efficacia e alla tossicità limitata, rappresentano l’opzione terapeutica di prima linea per molti pazienti.
Appartengono alla categoria degli antiriassorbitivi, in quanto riducono il riassorbimento dell’osso, rallentandone o arrestandone la perdita e preservandone la densità.
Numerosi studi hanno dimostrato che sono in grado di ridurre significativamente il rischio di fratture vertebrali.
Si assumono per bocca o per via endovenosa.
Un altro antiriassorbitivo molto potente nel ridurre la perdita ossea è il denosumab.
Questo farmaco, che viene somministrato mediante un’iniezione sottocutanea, ha dimostrato una capacità particolarmente elevata nella riduzione del rischio di fratture vertebrali e del femore.

Consigli di prevenzione

Un primo fattore da controllare è la dieta, che dovrebbe garantire un adeguato apporto di calcio, il cui fabbisogno giornaliero raccomandato varia a seconda delle varie epoche fisiologiche (1200- 1500 mg, rispettivamente, per le donne in postmenopausa e postmenopausa).

Un deficit di questo prezioso minerale può, infatti, incrementare la perdita ossea. In caso di apporto insufficiente, potrebbe essere utile aumentare, dietro consiglio medico, il consumo di latte e latticini, fonte primaria di calcio.

Tuttavia, se si è intolleranti al lattosio, è sempre possibile ripiegare su pesci e crostacei (come acciughe, gamberi, polpo…) o su alcuni vegetali (come cicoria, broccoli, carciofi, carote, piselli, lenticchie, fagioli, prezzemolo…), oltre a mandorle, fichi e noci, che costituiscono ugualmente un’ottima fonte del minerale.
Altrettanto importante è la vitamina D (può essere assunta con alimenti quali salmone, anguilla, sardine, funghi, tuorlo d’uovo…), essenziale per la fissazione del calcio nelle ossa. Il fabbisogno giornaliero è pari a circa 500 unità (che sale a 1000 negli anziani).

Una sua carenza provoca fragilità ossea, esponendo a un maggior rischio di fratture.
Di fondamentale importanza nel metabolismo di questa vitamina è l’effetto svolto dalla luce solare. La sintesi cutanea di vitamina D è infatti indotta con l’esposizione alla luce ultravioletta.

Perciò un’attività fisica regolare in casa o all’aria aperta, anche moderata, è un valido antidoto contro l’osteoporosi, perché stimola l’osso a rinnovarsi e a rinforzarsi.
Altra raccomandazione utile: limitare il consumo di sale (non più di un cucchiaino da tè al giorno) e di alimenti ricchi di sodio (come salumi e insaccati, snack, prodotti in scatola…), ma anche di caffè.
Sodio e caffeina, se assunti in eccesso, possono facilitare l’eliminazione del calcio attraverso le urine. In ultimo, evitare il fumo (la nicotina altera il metabolismo delle cellule che formano il nuovo tessuto osseo) e moderare il consumo di alcolici (dosi eccessive hanno effetti tossici sulle cellule deputate a rinnovare le ossa e ne alterano la funzione).