I segreti della longevità

La longevità si considera, a ragione, una delle maggiori conquiste della nostra società. Si misura in termini di età e, convenzionalmente, si considera longeva una persona di almeno 85 anni. Vivere a lungo è, però, anche una questione di qualità della vita.
Secondo la World Health Organization (WHO) in quasi tutti i Paesi del mondo la fascia di persone con più di 60 anni sta aumentando più velocemente rispetto alle altre fasce di età e si stima che nel 2050 saranno quasi due miliardi, circa un quarto della popolazione mondiale. In particolare, nei Paesi dell’Unione Europea, nei prossimi 40 anni la percentuale è destinata a raddoppiare, passando dai quasi 87 milioni attuali a circa 148 milioni.


I dati italiani

In Italia, su una popolazione residente al primo gennaio 2018 pari a 60 milioni 484mila unità, il processo di invecchiamento investe tutte le regioni d’Italia, anche se con intensità differente risultando maggiore al Centro-Nord. La struttura per età della popolazione italiana sta assumendo la forma di una piramide rovesciata (Fig.1), in cui:
solo il 13,4% ha meno di 15 anni;
il 64,1% tra i 15 e i 64 anni;
il 22,6% ha oltre 65 anni.
Rispetto al Censimento del 1991, nel 2018 emerge il forte aumento della popolazione anziana (over 65) sia in termini assoluti (da 8,7 milioni a 13,6 milioni) sia in percentuale rispetto al totale (dal 15,3% al 22,6%). Ciò che è ancora più significativo è l’incremento degli ultra 80enni, che raddoppiano passando da 1 milione e 995mila a 4 milioni e 207mila e le proiezioni per i prossimi 20 anni vedono un ulteriore aumento delle fasce di età più avanzate. Questo cambiamento demografico, oltre alla denatalità, è stato determinato dall’aumento della speranza di vita alla nascita, che risulta costantemente più elevata per le donne: 85 anni contro gli 80,6 anni per gli uomini, ma tale vantaggio di 4,5 anni di vita si traduce solo in parte in anni vissuti liberi da disabilità. A 65 anni l’aspettativa di vita arriva a 20,7 anni per il totale dei residenti; la differenza tra uomini e donne a questa età è meno marcata (rispettivamente 19,1 e 22,3 anni) rispetto a quella alla nascita.
Piramide delle età della popolazione residente al 1° gennaio 2018 (stima) e previsione al 1° gennaio 2038 (valori percentuali). Dati ISTAT, 2018.


I cosiddetti supercentenarIi (110 anni e più) sono venti, sedici femmine e quattro maschi. La regione con la più alta percentuale di persone di 105 anni e più è la Liguria (3,58 per 100.000) nota per essere la regione più anziana dell’Unione europea.


Le patologie emergenti

Parallelamente all’aumentata aspettativa di vita, si è verificata una transizione epidemiologica nella patologia emergente: da una situazione in cui erano prevalenti le malattie infettive e carenziali, si è passati a una preponderanza di quelle cronico-degenerative. Nei Paesi più ricchi, il maggior carico di malattia (Global Burden of Disease – GBD), misurato in anni di vita aggiustati per disabilità (Disability Adjusted Life Years – DALY), è attribuibile alle patologie cardio e cerebrovascolari e ai disturbi neuropsichiatrici, tra cui la depressione, la malattia di Alzheimer e le altre forme di demenza. Tanto nei Paesi in via di sviluppo che in quelli a più alto reddito, si prevede che il numero di soggetti con disabilità, derivante principalmente dalle malattie non trasmissibili, aumenterà proporzionalmente alla crescita della popolazione, con una più alta percentuale proprio nelle classi di età più avanzata.
Questi nuovi bisogni determinati dalle patologie croniche (malattie cardiovascolare, Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva –
BOPCO, diabete mellito) o dalla fragilità (intesa come condizione di aumentata vulnerabilità), non trovano spesso una risposta adeguata in termini di assistenza sanitaria appropriata e di lunga durata per mantenere il più a lungo possibile le persone in una condizione di autonomia funzionale nel loro ambiente di vita.
Una longevità che valuti solo il parametro della durata della vita, senza tenere in conto la qualità della stessa, non è un valore perché non considera la complessità dei fattori (soggettivi e sociali) che concorrono a uno stato di buona salute. La solitudine, l’isolamento e l’esclusione sociale, sono importanti fattori di rischio che possono compromettere le condizioni di salute nelle persone anziane, in particolare in caso di assenza di reti familiari o di sostegno insufficiente da parte delle famiglie. La condizione di povertà tra le persone anziane è un fattore che amplifica il disagio e le difficoltà di accesso a un’assistenza di qualità


Una vecchiaia positiva

Negli ultimi anni si è fatta strada una visione dell’invecchiamento positiva caratterizzata da una consapevolezza che la vecchiaia non è, comunque, sinonimo di perdita, e che è possibile invecchiare mantenendo una elevata funzionalità a livello generale e con bassi rischi di patologie e di disabilità a esse correlate. Elevate capacità fisiche e un mantenimento di buone capacità cognitive rappresentano le basi per continuare a partecipare alla vita sociale ed essere attivi. Nell’invecchiamento positivo svolgono un ruolo determinante:
i fattori socio culturali;
l’esposizione o meno a eventi stressanti.
Per far fronte a tali variabili risulta essenziale avere una buona percezione di sé e la motivazione a investire il proprio tempo in attività fisiche e ricreative. Essenziale è, inoltre, avere una discreta capacità economica e un altrettanto adeguata rete sociale.


Cos’è l’epigenetica

Fino a qualche anno fa si riteneva che la longevità fosse determinata in maniera molto significativa dal patrimonio genetico dell’individuo. Studi recenti, però, hanno valorizzato molto di più fattori di contesto ambientale e lo stile di vita. Le attuali conoscenze sui meccanismi genetici hanno evidenziato una maggiore dinamicità del patrimonio genetico che si caratterizza per una espressione genetica mutevole in risposta a numerose influenze ambientali.

È questa la scienza dell’epigenetica, che rivela non solo un nuovo modo di concettualizzare il comportamento dei nostri geni ma, cosa più importante, fornisce anche una nuova chiave di lettura dei fenomeni che portano all’invecchiamento e alle malattie. La ricerca epigenetica svela che le nostre scelte relative al modo di vivere (il cibo che mangiamo, gli integratori che prendiamo, l’esercizio fisico che facciamo e perfino il contenuto emotivo delle nostre esperienze quotidiane) sono elementi coinvolti nell’orchestrazione delle reazioni chimiche che attivano o disattivano parti del nostro genoma che:
    codificheranno esiti pericolosi per la salute spianando la strada a una patologia;
    creeranno un ambiente interno favorevole alla longevità e alla resistenza alle malattie.
Il vantaggio di questo nuovo paradigma sta nella rivelazione che ognuno di noi ha l’opportunità di modificare la propria espressione genica e di cambiare il destino riguardante la propria salute.
L’immunobiografia rende ragione della straordinaria eterogeneità degli anziani da un punto di vista immuno-biologico, come suggerisce il Prof. Claudio Franceschi, che ha studiato il fenomeno dell’inflammaging, ovvero lo sviluppo con l’età di uno stato infiammatorio cronico, sterile e di basso grado che costituisce il substrato molecolare su cui l’invecchiamento avanza e che è verosimilmente diverso da individuo a individuo. Uno stile di vita inteso in termini di alimentazione, attività fisica e relazioni sociali, già agito quando ancora si è giovani, sembrerebbe essere di fondamentale importanza per garantire un invecchiamento fisico e cognitivo in salute.


Interventi preventivi

Anche in età matura e anziana è possibile intervenire sullo stile di vita per ridurre il rischio di malattia e, in particolare, di deterioramento delle funzioni cognitive.
Questo importante ruolo preventivo è stato dimostrato da “The finnish geriatric intervention study to prevent cognitive impairment and disability (finger)”, studio multicentrico randomizzato finlandese (2009-2011) in cui i ricercatori hanno valutato gli effetti sulla funzionalità cognitiva di un intervento globale atto ad affrontare alcuni dei più importanti fattori di rischio per la demenza legata all’età, come un alto indice di massa corporea e la salute del cuore. Lo studio ha dimostrato che agire simultaneamente sui fattori determinanti lo stile di vita (alimentazione, attività fisica, stimolazione cognitiva e sociale) permette di preservare, e in alcuni casi migliorare, le prestazioni cognitive.


Dieta e attività fisica

L’alimentazione ideale è a base di verdure, carboidrati integrali, proteine di origine vegetale  (ad esempio i legumi) e animale (in particolare pesce azzurro), pochi zuccheri complessi, grassi vegetali (olio di oliva e frutta secca ) rispettando la stagionalità e le tradizioni del territorio. Da questa dieta sono banditi i prodotti raffinati, in scatola o che hanno subito molteplici lavorazioni.
Anche attività fisica ed esercizi regolari sono importanti per invecchiare in salute e per contrastare diverse malattie croniche, sempre considerando le condizioni di salute e le capacità funzionali del singolo individuo. Qualsiasi quantità di esercizio è preferibile a una vita sedentaria. Le linee guida consigliano almeno 150 minuti la settimana di attività fisica moderata, o almeno 75 minuti alla settimana di movimento vigoroso, in associazione ad almeno due sedute la settimana di attività volte ad aumentare la forza muscolare. Questo tipo di attività non può essere lasciata solo all’iniziativa individuale, ma deve diventare uno strumento di prevenzione disponibile a livello di comunità per stimolare gli anziani a intraprendere uno stile di vita più attivo. L’attività fisica può migliorare, inoltre, la funzionalità respiratoria e muscolare e la salute ossea, nonché ridurre il rischio di malattie quali la depressione e il declino cognitivo. Si considera attività fisica nelle persone anziane anche quella collegata ai momenti ricreativi o di svago, camminare o andare in bicicletta, il movimento esercitato nei lavori domestici, i giochi e lo sport. Tra le attività suggerite per l’anziano:
il nuoto è ideale in caso di patologie osteoarticolari (artrite, artrosi del ginocchio e dell’anca);
discipline orientali quali il Thai Chi o il Tae Kwon Do sono indicate per l’instabilità, poiché favoriscono la coordinazione motoria, migliorano l’equilibrio e la mobilità riducendo al contempo il rischio di cadute.
L’allenamento andrebbe praticato per almeno due ore la settimana e, per essere efficace, dovrebbe essere continuativo nel tempo.
Camminare rappresenta l’attività più semplice, alla portata di tutti e ha effetti molto positivi: riduce i fattori di rischio cardiovascolari, rafforza le ossa, prevenendo l’osteoporosi, e migliora l’umore. L’allenamento fisico, insieme all’alimentazione corretta e alla stimolazione cognitiva (leggere, cruciverba, giochi di logica, suonare uno strumento, imparare una lingua straniera o cimentarsi in attività nuove), permette di raggiungere un livello di maggiore «resilienza» nei confronti di processi neuropatologici alla base del deterioramento cognitivo.


Le relazioni sociali

Requisito imprescindibile per l’invecchiamento di successo sono le relazioni sociali: ritagliarsi momenti di condivisione con la famiglia e gli amici, dedicarsi agli altri, ad esempio con attività di volontariato, favorisce la riduzione dello stress e il mantenimento dell’equilibrio psico-fisico. A tutte le età ogni individuo deve potersi sentire parte attiva nella comunità e il vissuto della persona anziana, il suo background di conoscenze ed esperienze rappresenta un valore per la società. Non vi è un modo uniforme di invecchiare, ma esistono tante vecchiaie quanti sono gli anziani; si procede negli anni in rapporto alle esperienze vissute, a quanto si è appreso, al contesto familiare, sociale, culturale in cui si è inseriti, alle condizioni di salute e di autonomia.


Una vecchiaia creativa

Si può soffrire di vecchiaia, ma si può vivere creativamente l’età senile come ogni altro periodo della vita. Sono numerosi gli esempi a livello nazionale e mondiale di longevi attivi in ambito artistico-letterario, scientifico, politico, economico. Tra gli italiani, il musicista Ennio Morricone che ha iniziato a comporre poco meno che ventenne e che vanta ancora oggi, all’età di 91 anni, partecipazioni ad eventi mondiali, collaborazioni cinematografiche  ed esibizioni in concerto.Lo scrittore Andrea Camilleri, che all’età di 93 anni continua a scrivere romanzi, nonostante il grave deficit visivo che lo accompagna, avvalendosi della tecnologia. Altri esempi, in ambito artistico-letterario, sono l’attore-regista di 88 anni Clint Eastwood, la cui carriera è iniziata quando aveva circa 25 anni ed è  ancora nel pieno della sua attività lavorativa. In ambito scientifico, Rita Levi Montalcini, neurologa vincitrice del premio Nobel per la Medicina nel 1986, senatrice a vita dal 2001 al 2012, anno in cui è morta all’età di 103 anni e Renato Dulbecco, premio Nobel per la Medicina nel 1975, che ha proseguito i suoi studi sino alla fine dei suoi giorni, all’età di 98 anni. In ambito economico Amartya Sen, 86 enne economista indiano, professore ad Harvard, Oxford e Cambridge, fautore della critica al libero mercato e all’utilitarismo.

Per finire, Leonardo da Vinci il più grande genio del Rinascimento italiano, vissuto anch’egli a lungo, aveva già individuato alcuni dei precetti per una vita lunga e sana nei suoi scritti.
Decalogo della salute “regimen sanitatis” (dal Codice Atlantico, F 213 v 1515)
Se voi star sano, osserva questa norma:
1. non mangiare senza voglia, e cena lieve;
2. mastica bene e quel che in te riceve sia ben cotto e di semplice forma;
3. guardati dall’ira e fuggi l’aria greve;
4. quando da mense ti levi, di mezzogiorno, fa che tu non dorma;
5. il vino sia temprato, poco e spesso. Non fuor di pasto, né a stomaco vuoto;
6. non aspettar, né indugiar al cesso;
7. se fai esercizio, sia di picciol moto;
8. col ventre resupino e col capo depresso non star, e stà coperto bene la notte;
9. il capo ti posa, e tien la mente lieta;
10. fuggi lussuria, e attienti alla dieta.


Dott.ssa Raffaella Arnò, Dott.ssa Valeria De Sando, Dott.ssa Carmen Vedele, Dott.ssa Maria Lia Lunardelli
UO Geriatria Policlinico Sant’Orsola
(Bologna)

Testo raccolto da Silvia Colombini