Stipsi, che incubo per mamma e papà!

L’inizio della scuola, i primi giorni all’asilo o persino il passaggio dal pannolino al vasino potrebbero determinare episodi di stitichezza nel bambino. Nella maggior parte dei casi, questa è riconducibile a cause esterne e il più delle volte risolvibile nel giro di qualche giorno, anche senza alcun tipo d’intervento medico.
La stipsi è un problema gastrointestinale molto diffuso nei bambini che può avere conseguenze importanti sulla salute e sulla loro qualità di vita. È molto più frequente di quanto si pensi: interessa, infatti, una percentuale di piccoli che va dal 3 al 30%. Rappresenta un disturbo che si presenta frequentemente durante l’infanzia perché è associata a diverse condizioni che si verificano nelle varie tappe della crescita.


Le cause

Nei bambini, in genere fino all’età della scuola, la stipsi è dovuta perlopiù a una difficoltà nell’eliminazione delle feci accumulate nel retto (stipsi evacuativa). Nei bambini più grandi, è invece più probabile che sia dovuta a un rallentamento del transito del contenuto intestinale (stipsi da rallentato transito). In entrambi i casi, è necessario inquadrare correttamente il problema e curarlo in modo corretto perché l’equilibrio dell’intestino è fondamentale per la salute di tutto l’organismo. La maggior parte delle volte la stitichezza è collegata a una cattiva alimentazione o è generata da nervosismo, mancanza di serenità o ansia, quando anche il solo mettersi sul vasino può essere vissuto con fastidio e dolore dai più piccoli.
In questo contesto, i genitori svolgono un ruolo fondamentale prestando attenzione alla frequenza delle evacuazioni e all’aspetto delle feci dei loro figli.


Il compito dei genitori

Certamente, in tutti i casi, il primo approccio consigliato a tutte le mamme e i papà è un maggiore impegno nella cura dell’alimentazione e degli stili di vita dei loro bambini, altrimenti il problema potrebbe comparire di nuovo. In particolare, si può intervenire mediante:
• una dieta ricca di fibre;
• abbondante quantità quotidiana di liquidi.
Il bambino va, infatti, incoraggiato a bere piccole quantità di acqua nell’arco della giornata, anche lontano dai pasti. È importante, inoltre, invogliarlo a svolgere attività fisica regolare, stimolare i più piccoli a sedersi sul vasino come fosse un gioco e per quelli più grandi a trovare del tempo da dedicare ogni giorno al bagno. In questi casi, si parla di “toilet training”. L’errato uso del water, infatti, va corretto attraverso dei consigli sulla giusta posizione da acquisire per favorire la defecazione.


Stipsi acuta e cronica

Va sempre ricordato che la stipsi si distingue in stipsi funzionale di breve durata (acuta) e cronica (di lunga durata). Nel caso della stipsi acuta i genitori possono intervenire anche autonomamente con:
• l’alimentazione;
• le attività del bambino;
• saltuari stimoli per favorire l’evacuazione.
Nel caso della stipsi cronica, invece, sarà il pediatra di famiglia a impostare il trattamento anche in base ai sintomi riferiti dai genitori e a eventuali altri problemi del bambino.


Il processo evacuativo

L’esordio della stipsi si verifica spesso nel lattante al momento del passaggio dal latte materno a un latte formulato, nel bambino più grande, invece, si verifica nella fase di educazione al vasino, mentre in età scolare può essere causata dal contenimento volontario o da motivi sociali (scuola, sport e gioco). A ogni modo, piccolo o grande che sia, il bambino non dimentica il dolore provato durante l’evacuazione e da quel momento in poi cerca di evitare che si ripeta. È necessario, di conseguenza, correggere eventuali errori alimentari, combattere la sedentarietà e regolarizzare le sue abitudini. Un ruolo centrale nel processo evacuativo viene svolto dalla mucosa rettale che presenta una complessa innervazione in grado di coordinare il meccanismo della defecazione. In condizioni fisiologiche, la mucosa è fondamentale per la percezione dello stimolo e per il corretto coordinamento della defecazione, mentre in caso di stipsi il ristagno di feci secche e dure ne provoca una irritazione, compromettendone la capacità di coordinare l’evacuazione con una conseguente insorgenza di sforzo e dolore.


I rimedi

Tra i rimedi farmacologici tradizionali ci sono i microclismi e le supposte a base di glicerina che, in seguito all’uso prolungato possono, tuttavia, generare irritazione alla mucosa rettale. Poi abbiamo le preparazioni a base di PEG (polietilenglicole) e i lassativi osmotici, sostanze che agiscono richiamando acqua nel lume intestinale e mantenendone morbido il contenuto. Oggi la ricerca scientifica propone anche rimedi innovativi senza effetti collaterali, come ad esempio i microclismi a base di complessi molecolari di mieli di nettare e di melata appositamente selezionati e lavorati in base al loro contenuto di monosaccaridi, polisaccaridi e melanoidine, arricchiti con la frazione polisaccaridica da aloe e malva. Queste sostanze risolvono il problema della stipsi senza irritare. Agiscono, infatti, mediante un’azione osmotica bilanciata, data dall’alta concentrazione di zuccheri semplici contenuti in entrambi i mieli e di sali minerali, presenti in particolar modo nel miele di melata, proteggendo così la mucosa rettale durante il passaggio delle feci. Queste particolari proprietà, unite all’azione antiossidante, permettono di salvaguardare e di lenire la mucosa rettale.


Un problema da risolvere

In genere, gli interventi sugli stili di vita e sulle abitudini alimentari sono sufficienti a curare la gran parte dei disturbi dell’evacuazione, ma quando il bambino si lamenta da più di tre giorni perché non riesce ad andare in bagno, i genitori possono pensare di rivolgersi al proprio pediatra. A volte può essere anche un periodo prolungato di fenomeno febbrile a causare una disidratazione, determinata dall’innalzamento della temperatura che, provocando un riassorbimento di fluidi dall’intestino, favorisce così un indurimento delle feci. Di conseguenza, trovare una soluzione alla stipsi è di grande importanza perché risolve il problema fisico del bambino, ne permette il suo ritorno a una vita sociale normale ed elimina i problemi psicologici associati. Per questo è utile che i genitori, con l’aiuto del pediatra, collaborino nell’insegnare al bambino una corretta educazione evacuatoria, senza eccessive preoccupazioni in merito a una problematica tanto comune.


Dott.ssa Daniela Mammoli
Dottoressa in Chimica
e tecnologia farmaceutiche
San Sepolcro ( AR)

Testo raccolto da Silvia Colombini