Fegato sotto attacco - Mia Farmacia
Benessere 06 Maggio 2021

Fegato sotto attacco

Sonnolenza dopo i pasti? Bocca amara al mattino? Cattiva digestione? Come prevenire i disturbi epatici.

Sonnolenza dopo i pasti? Bocca amara al mattino? Cattiva digestione? Come prevenire i disturbi epatici
Con il suo chilo e mezzo di peso, il fegato è la ghiandola più voluminosa del nostro organismo nonché uno degli organi più importanti: depura, smaltisce le tossine, produce la bile per digerire i grassi.

Ma anche un organo così complesso e forte, se trascurato, può ammalarsi.

COME CAPIRE SE IL FEGATO FUNZIONA MALE?

Anche se questo organo ha una buona capacità di sopportazione e dà segnali solo quando è davvero in crisi, le spie di malfunzionamento più frequenti sono:

  • sonnolenza dopo i pasti
  • bocca amara al mattino
  • cattiva digestione
  • perdita di appetito
  • affaticamento
  • dolorini al fianco destro, sotto le costole

LE PATOLOGIE PRINCIPALI DEL FEGATO

CALCOLI BILIARI
Sono piccoli sassi solidi che si formano nella colecisti (detta anche cistifellea, il sacchetto collegato al fegato in cui si raccoglie la bile secreta per digerire i grassi), nelle vie biliari o in entrambe le strutture anatomiche, a causa di una maggiore concentrazione di colesterolo nella bile.
Tra i fattori di rischio accertati, una dieta con troppi grassi e povera di fibre, sovrappeso e obesità, gravidanza, diabete, farmaci anticolesterolo o terapie ormonali a base di estrogeni.
I calcoli biliari possono dar luogo a sintomi specifici, come la classica colica biliare che provoca intenso dolore alla parte destra superiore dell’addome e che può essere accompagnata da senso di peso, nausea e vomito, diarrea, ittero (colorito giallognolo della cute e delle sclere).
Se i calcoli non causano sintomi e problemi non necessitano di alcun trattamento.
Negli altri casi è possibile tentare una terapia farmacologica che ha come obiettivo lo scioglimento dei calcoli stessi.
Si tratta, però, di una cura molto lunga, con risultati spesso parziali o insoddisfacenti.
Se questa non funziona e le coliche persistono, la soluzione consiste essenzialmente nella colecistectomia, un’operazione che prevede la rimozione della colecisti e il congiungimento del fegato all’intestino tenue.


STEATOSI (O FEGATO GRASSO)
È dovuta all’accumulo di trigliceridi nelle cellule epatiche, in primo luogo per colpa degli eccessi alimentari (soprattutto da cibi ricchi di grassi e additivi) e l’abuso di alcol.
Altre cause vanno dal sovrappeso/obesità alla malnutrizione, dal diabete alle malattie virali (in particolare l’epatite C) fino a determinati farmaci (per es. estrogeni e corticosteroidi).
La steatosi epatica non presenta sintomi specifici, tutt’al più un senso di indolenzimento o pesantezza alla parte alta dell’addome destro.
Allo stesso modo, non esiste una terapia specifica: il trattamento si concentra sul controllo o l’eliminazione delle cause primarie che provocano il problema, come smettere di bere e seguire una dieta appropriata (non incentrata solo su grassi e carboidrati ma ricca di frutta e verdura).


EPATITE
È una malattia che provoca l’infiammazione del fegato e la distruzione delle sue cellule, per cui l’organo non è più in grado di eliminare la bilirubina che accumulandosi nel sangue provoca ittero.
Il termine epatite virale indica una serie di patologie epatiche provocate da virus differenti, dotati di strutture diverse.


EPATITE A
È la meno pericolosa, anche perché nella maggior parte dei casi guarisce da sola nel giro di qualche settimana (può comunque essere fastidiosa perché si possono accusare disturbi quali nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, febbre).
Si contrae per via oro-fecale attraverso l’ingestione di alimenti e bevande contaminate o tramite il contatto diretto con una persona infetta.
Gli alimenti a maggior rischio sono frutti di mare (se mangiati crudi), frutta e verdura mal lavate, ma anche l’acqua.
Attenzione anche all’igiene delle mani, a maggior ragione dopo aver usato la toilette e prima di preparare il cibo e di mangiare.
Il pericolo di contagio è maggiore se si viaggia in un paese ad elevata circolazione del virus, per cui vale la pena proteggersi con l’apposito vaccino.
Per essere attivo va effettuato almeno due settimane prima della partenza e protegge per 10-20 anni se viene effettuato un richiamo dopo sei mesi-un anno.


EPATITE B
È trasmissibile attraverso l’esposizione a sangue infetto e ai fluidi corporei (come sperma e liquidi vaginali).
Attenzione quindi a spazzolini da denti, rasoi, aghi, forbicine e altri oggetti appuntiti usati in comune, ma anche a tatuaggi e piercing effettuati senza l’utilizzo di strumenti monouso, oltre che ai rapporti sessuali occasionali non protetti.
La malattia provoca un’infezione acuta del fegato che in circa il 90 per cento dei casi si risolve con la completa guarigione del soggetto.
Nel 5-10 per cento dei casi, invece, l’infezione cronicizza e può compromettere la funzionalità epatica con l’eventuale insorgenza, nel giro di 10-30 anni, di cirrosi o di una neoplasia del fegato.
Durante la fase acuta l’epatite B può decorrere in maniera asintomatica, ma può anche manifestarsi con la comparsa di inappetenza, malessere generale, stanchezza, dolore muscolare, febbre e nausea, ittero, urine scure.
I farmaci disponibili per il trattamento dell’epatite cronica B sono dotati di attività antivirale più o meno associata a un’azione immunomodulante.
Obbligatoria dal 1991 la vaccinazione per tutti i neonati, mentre negli adulti è consigliata soprattutto a chi non ha un partner fisso, ai conviventi di portatori cronici del virus B, a chi viaggia in zone in cui la malattia è endemica e agli operatori sanitari.
Sono necessarie tre dosi (la seconda dopo un mese e la terza dopo sei mesi dalla prima).


EPATITE C
È l’infezione più temibile anche perché, nell’80- 85 per cento dei casi diventa cronica e nell’arco di uno o due decenni circa può evolvere in cirrosi.
Viene trasmessa quasi esclusivamente con il sangue (quindi le regole di prevenzione sono le stesse dell’epatite B) e spesso non dà sintomi (ma quando presenti sono simili a quelli del tipo A e B).
A oggi non esiste un vaccino antiepatite C, per cui la terapia è basata, anche in questo caso, su farmaci antivirali specifici.


CIRROSI
È una malattia cronica del fegato caratterizzata dalla cicatrizzazione del tessuto epatico che determina una trasformazione della microcircolazione epatica e una conseguente riduzione della buona funzionalità del fegato.
Le principali cause della cirrosi sono l’alcol e le infezioni virali (virus dell’epatite B e C in primis).
Spesso i sintomi non si manifestano fino a quando il danno all’organo non è molto esteso e includono affaticamento, debolezza, inappetenza, perdita di peso, nausea, ittero, ascite (accumulo di liquido nell’addome) ed edema agli arti inferiori.
Fermo restando che i soggetti colpiti da cirrosi alcolica devono smettere di bere alcol, attualmente non esistono farmaci in grado di bloccare la progressione della malattia.
Quelli utilizzati in terapia possono solamente rallentarne l’evoluzione a partire dalla causa che ne sta alla base (ad es. farmaci per la cura dell’epatite).
Nel suo stadio più avanzato, quando la patologia è considerata irreversibile, la sola possibilità di cura risulta essere il trapianto di fegato.

COME PREVENIRE O COMBATTERE I DANNI EMPATICI

La prima arma per prevenire o combattere i danni epatici è cambiare radicalmente lo stile di vita, a cominciare dall’alimentazione.
Oltre ad alleggerire la quantità di cibo che si assume quotidianamente (gli eccessi di lipidi favoriscono l’accumulo di trigliceridi e colesterolo che rallentano il metabolismo dell’organo) e a eliminare o quantomeno limitare il più possibile gli alcolici, è importante puntare su una dieta leggera e ricca di frutta (in particolare agrumi, mele, mirtilli) e verdura (soprattutto quella amara, come carciofi, radicchio, cardo, rafano, scarola, cicoria) in cui abbondano sostanze epatoprotettive, oltre che disintossicanti e stimolanti, come vitamina C, antiossidanti e polifenoli.
Consigliata anche la pratica di un’attività sportiva che aiuti a mantenere il peso forma e a attenuare gli stress emotivi che finiscono con l’avvelenare il fegato.

di Claudio Buono

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