Ascoltiamo il mal d’orecchio

Chi può sostenere di non avere mai sofferto di mal d’orecchio almeno una volta nella vita? Credo che ben pochi dei lettori di questo articolo possano non rispondere affermativamente.
In effetti, questo tipo di dolore è una delle situazioni che più comunemente riscontriamo della nostra pratica quotidiana sia gestendo pazienti pediatrici, cioè bimbi, sia pazienti adulti. Per il non addetto ai lavori, può sembrare una manifestazione banale e sempre uguale a se stessa, ma per lo specialista rappresenta, in realtà, il sintomo di una quantità molto differenziata di malattie che, spesso, variano a seconda della stagionalità. L’otite acuta invernale correla, infatti, con le malattie respiratorie infettive, inclusa l’influenza. In genere, comincia con un raffreddore che diventa molto intenso e che, dopo ripetuti soffiamenti, può determinare la comparsa del mal d’orecchi. Quella estiva, invece, è in genere causata dal clima caldo e umido della stagione e dai bagni in acqua di mare o in piscina. Per i pazienti più piccoli, si tratta, comunque, di un disturbo molto diffuso.


Otite nella prima infanzia

Nei primi mesi o durante i primi anni di vita, l’otite acuta è una delle condizioni che più spesso conducono il bimbo dal pediatra. Può essere determinata da:
• disturbi del naso;
• ingrossamento delle adenoidi sulle quali si sovrappone un raffreddore banale.
Questa situazione va tenuta sotto particolare controllo se il dolore è costante e prolungato, se è accompagnata da fuoriuscita di materiale purulento dall’orecchio e, ancora di più, se la mamma si accorge che si sta gonfiando nella zona posteriore e che, toccando l’osso posto dietro, il contatto risulta particolarmente fastidioso. In presenza di questi sintomi, è fondamentale eseguire una visita pediatrica o una visita otorinolaringoiatrica. Nell’attesa, però, non dimentichiamoci dei rimedi della nonna che suggeriva sempre di instillare qualche goccia di olio caldo alimentare (ad esempio, olio di oliva) nel condotto dolente. Questo provvedimento, se l’orecchio non è perforato e, quindi, non produce pus, può considerarsi ancora oggi un buon lenitivo meritevole di essere provato.


Otite esterna in estate

Il mal d’orecchio che insorge durante l’estate si accompagna, quasi sempre, a ripetuti bagni al mare o in piscina. È un dolore lancinante che viene ingrandito in maniera notevole dal semplice sfioramento del padiglione auricolare perché si tratta, nel 99% dei casi, di una cosiddetta otite esterna. Se si osserva l’orecchio anche a occhio nudo, infatti, si vede che il forellino è sostituito da una sottilissima fessura, quasi inesistente. La causa prima, nella stragrande maggioranza dei casi, è un piccolo microrganismo dal nome immaginifico, pseudomonas aeruginosa, che si trova nel nostro intestino e che, in qualche modo, giunge a contaminare l’orecchio perché è presente nelle acque dove ci bagniamo. In genere, questa forma di otite richiede una terapia antibiotica e, quindi, una visita preliminare dello specialista. Nell’attesa, un primo provvedimento, ma anche un tentativo di prevenirla, può essere quello di instillare sistematicamente dentro l’orecchio, alla fine della giornata balneare, alcune gocce di un acidificante (aceto diluito o limone diluito). Infatti, lo pseudomonas vive nell’intestino, uno degli ambienti più alcalini del nostro corpo, e male si adatta all’acidità del limone e dell’aceto.


Tappo di cerume

A volte, il dolore percepito può essere causato da un semplice tappo di cerume.
Questa sostanza viene fabbricata da alcune ghiandole che si trovano all’interno del condotto uditivo che più vengono sollecitate, più ne producono. Il cerume è un materiale igroscopico (assorbe l’acqua) e per questo, se viene a contatto con l’acqua per lungo tempo, come durante i bagni in mare o in piscina, può aumentare di volume. Il tipico sintomo è quello di “avere le orecchie chiuse” e la percezione di un senso di ovattamento. In questo caso, l’utilizzo di gocce auricolari prescritte dal medico può favorire lo scioglimento del tappo, che a volte può anche venire aspirato tramite una procedura eseguita dallo specialista. Il cerume, però, ha anche funzione protettiva, perché è dotato di enzimi che impediscono l’ingresso di agenti esterni come batteri in grado di provocare infezioni. La sua presenza, inoltre, non è indice di sporco. Infatti, una volta prodotto dalle ghiandole, viene sospinto all’esterno proprio per eseguire una detersione automatica.


Norme igieniche

È bene prestare molta attenzione nelle procedure di pulizia delle orecchie, sia da bambini sia da adulti. L’eventuale presenza di cerume abbondante visibile all’esterno può essere rimossa con acqua e sapone, senza utilizzare strumenti che penetrano nel condotto uditivo e possono alterare l’equilibrio protettivo. È importante sapere che sfiorare spesso le ghiandole interne può avere una funzione contraria a quella di pulizia, poiché determina un’ulteriore produzione ed emissione di cerume. La cosa migliore da fare è, quindi, pulire delicatamente, soprattutto i più piccoli, con una detersione delicata. Sapone o shampoo vanno sempre risciacquati con cura per evitare eventuali ristagni di sostanze. Terminato il lavaggio, basta tamponare con un asciugamano il condotto esterno o utilizzare l’aria calda del phon per capelli. Le operazioni di lavaggio con acqua dolce, risciacquo e asciugatura andrebbero eseguite anche dopo ogni bagno in mare o in piscina. Infatti, il ristagno di acqua salata o clorata potrebbe, oltre a creare un ambiente favorevole per la proliferazione di batteri, anche provocare infiammazioni cutanee.
Non bisogna mai introdurre elementi esterni (bastoncini di ovatta, fazzoletti da carta) che possono rilasciare anche minime particelle di materiale, causando così il rischio di infezioni.


Dolore all’orecchio e altre patologie

È importante ricordare che l’orecchio, quando duole, non necessariamente lo fa per cause interne alla sua struttura. Nel nostro organismo esistono numerosi esempi di dolore cosiddetto riferito, ad esempio il dolore del braccio sinistro spesso correlato all’infarto o quello di un dente quando, invece, è un altro a essere malato. Per questo, anche il mal d’orecchi può essere indizio di malattie come:
• l’artrosi dell’articolazione temporo-mandibolare;
• la cervicale o cervicoartrosi, che può irradiare il suo dolore all’orecchio e creare confusione. Esistono anche alcune patologie, in particolare certe tiroiditi acute, che possono ingannare il paziente e il medico localizzando il dolore principalmente dentro l’orecchio. Chiunque abbia sofferto di afte del cavo orale, inoltre, sa che in alcune localizzazioni posteriori nella bocca e nella gola il dolore può riverberare anche nell’orecchio. Non mancano, in maniera molto rara, situazioni di dolore riferito da malattie tumorali ma, fortunatamente, questa è un’evenienza eccezionale. Il messaggio finale, benché possa apparire paradossale, è molto semplice: se l’orecchio fa male, ascoltatelo.


Prof. Claudio Vicini Otorinolaringoiatra Ospedale G.B. Morgagni (Forlì)

Testo raccolto da Silvia Colombini