Fibromialgia: una diagnosi difficile

Malati immaginari”: così vengono spesso definite le persone che soffrono di fibromialgia, una malattia tanto invalidante quanto sconosciuta. Sensibilizzare la società e i medici stessi su questa patologia è il primo passo da compiere.
In Italia ne soffre tra il 2 e il 5% della popolazione ed è la malattia reumatica più diffusa dopo l’artrosi. Nel 90% dei casi colpisce le donne tra i 20 e i 55 anni, ovvero nel pieno della loro vita lavorativa e sociale. Letteralmente il termine significa “dolore nei muscoli e nelle strutture fibrose”, ossia legamenti e tendini. Ed è così che si manifesta principalmente: con dolore muscolo-scheletrico cronico e diffuso. Solo il 40% dei pazienti che presenta questo sintomo, però, si rivolge a centri specializzati nel trattamento del dolore. Ciò accade perché i sintomi sono generici e spesso simili a quelli di altre malattie. Non è raro, pertanto, che chi ne soffre si sottoponga a molteplici visite ed esami prima di giungere a una diagnosi. Rivolgersi a un bravo reumatologo, lo specialista delle malattie immunologiche e dell’apparato osteoarticolare, è fondamentale per individuare la malattia e trattarla adeguatamente.


Il dolore e altri sintomi

Il sintomo principale della fibromialgia è il dolore muscolo-scheletrico diffuso in tutto il corpo (ossia non ben localizzato) e duraturo, che tipicamente persiste per diversi mesi. Caratteristico di questo fastidio è il fatto che si può evocare premendo con le dita su determinati punti del corpo, detti trigger points. Il dolore, però, non è l’unico sintomo di questa patologia complessa e misteriosa. Qui di seguito gli altri sintomi principali:


È importante sottolineare che la fibromialgia, a differenza di altre malattie reumatologiche come l’artrite, non provoca danni progressivi alle articolazioni. Questo deve contribuire a rasserenare il paziente e a dissuaderlo dal sottoporsi continuamente a esami diagnostici inutili e costosi.


Le cause

La fibromialgia, per certi versi, è una malattia misteriosa e le cause sono tuttora ignote.
Alla base sembra esserci un’alterata elaborazione dello stimolo doloroso a livello del sistema nervoso centrale. Il dolore è determinato da stimoli percepiti a livello periferico ed elaborati dal nostro cervello. Nelle persone con fibromialgia, possiamo dire che la soglia sotto cui viene percepito il dolore è più bassa rispetto alla popolazione generale: ciò significa che stimoli normalmente fastidiosi vengono invece percepiti come dolorosi, e che stimoli generalmente non percepiti risultano fastidiosi.
La malattia ha una forte componente neuropsicologica, quindi non sorprende che fattori stressanti o ad alto impatto emotivo possano scatenarla.
Pensiamo, per esempio, a traumi fisici o psicologici, lutti, gravi preoccupazioni per la propria salute o per quella dei propri cari. Al momento non ci sono evidenze scientifiche circa possibile predisposizione genetica a sviluppare la malattia.


Le cure

Diagnosticare la fibromialgia, come dicevamo, non è semplice. Di fatto, non esistono esami di laboratorio o radiologici che ci permettono di individuarla. Un bravo medico raccoglie con cura la storia clinica del paziente e, dopo l’esame obiettivo, prescrive eventualmente esami specifici volti a escludere eventuali altre patologie che possono causare gli stessi sintomi della fibromialgia.
Le cure a disposizione, purtroppo, non risolvono la malattia, ma si limitano ad agire sui sintomi. I farmaci principalmente utilizzati fanno parte della classe degli antiepilettici e degli antidepressivi: pur non essendo specifici per la malattia, in molti casi sono efficaci nel lenire il dolore, rilassare i muscoli e migliorare la qualità del sonno.
Fondamentale, in ogni caso, la formulazione di un piano terapeutico individualizzato. Un buon rapporto medico-paziente è di importanza cruciale: l’ascolto attento e compassionevole del paziente, la delucidazione con parole semplici e comprensibili dei meccanismi fisiopatologici che causano la malattia, la rassicurazione sulla possibilità di un miglioramento sono momenti importanti del percorso di cura. In molti casi, poi, possono essere utili approcci multimodali che comprendano:
modificazioni delle abitudini di vita;
attività fisica moderata e continua;
metodiche di fisiochinesiterapia e rilassamento;
supporto psicologico e/o psichiatrico.
Molto utili le tecniche di rilassamento dei muscoli dolenti e attività fisica, quali il tai-chi, lo yoga o il pilates. L’aiuto di un terapista della riabilitazione può servire per migliorare la postura, la flessibilità e la forma fisica. Tra le terapie in corso di sperimentazione, che potrebbero aiutare i pazienti nel prossimo futuro, le più promettenti sono quelle a base di cannabinoidi che sfruttano le proprietà analgesiche e miorilassanti di queste molecole, e la terapia del freddo, utilizzata da alcuni sportivi professionisti, che consiste nell’esposizione del corpo per brevi periodi a bassissime temperature, per favorire una risposta anti-infiammatoria.


Consigli per chi soffre di fibromialgia

Difficile da diagnosticare, dalle cause non ancora identificate, questa patologia subdola e diffusa (si stima che circa 2 milioni di italiani ne soffrano) può essere tenuta sotto controllo. Qui di seguito qualche consiglio utile per convivere con la malattia:
1- Non sottovalutare i sintomi: un dolore cronico e invalidante merita sempre un approfondimento.
2- Informarsi sulla malattia tramite il proprio medico di famiglia o facendo riferimento a fonti affidabili.
3- Per la diagnosi e il trattamento, rivolgersi a un reumatologo o a un centro specializzato.
4- Circondarsi di persone che si dimostrano comprensive ed empatiche.
5- Non esitare a rivolgersi ad uno psichiatra o ad uno psicologo, se la malattia si associa a disturbi d’ansia o depressione.
Riconosciuta nel 1992 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come patologia, necessita di una diagnosi approfondita, di cure mirate, di sostegno e comprensione. Oggi, infatti, non è più definita una malattia di tipo psicogeno, ma viene considerata a tutti gli effetti una patologia disturbante che, però, è possibile tenere sotto controllo.


Dott.Giulio Cavalli
Immunologo responsabile Ambulatorio Fibromialgia IRCCS Ospedale San Raffaele (Milano)Testo raccolto da Silvia Colombini