Terapia insulinica. È importante sapere che…


Scoperta nel 1921 dall’inglese James McLeod (medico britannico vincitore del Premio Nobel) e dal canadese Frederick Banting (fisiologo ed endocrinologo), l’insulina è un
ormone di natura proteica prodotto da gruppi di cellule pancreatiche chiamate “cellule beta delle isole del Langerhans”.
Il suo compito specifico è quello di:
• facilitare il passaggio del glucosio dal sangue alle cellule (azione ipoglicemizzante, ovvero abbassa la glicemia);
• semplificare il passaggio degli aminoacidi dal sangue alle cellule;
• stimolare la sintesi delle proteine;
• favorire il passaggio dal sangue alle cellule degli acidi grassi;
• stimolare la sintesi di acidi grassi a partire dal glucosio in eccesso.
L’impulso più significativo per la secrezione dell’insulina è dato da un pasto ricco di carboidrati semplici.


Il maggior impiego

Il suo più grande utilizzo è nel diabete mellito, la cui insorgenza è legata all’insulina. Più precisamente può dipendere da una ridotta o assente disponibilità di insulina (diabete tipo 1); dalla scarsa sensibilità all’ormone da parte dei tessuti bersagli; da una combinazione di questi fattori (diabete tipo 2). La caratteristica clinica tipica del diabete è l’iperglicemia (elevata concentrazione di glucosio nel sangue).
È molto importante sottolineare che all’iperglicemia si possono associare, con il passare del tempo, complicazioni di natura vascolare, come:
• la macroangiopatia, una forma di aterosclerosi particolarmente precoce che colpisce i grossi vasi arteriosi;
• la microangiopatia, specifica del diabete, che interessa i piccoli vasi arteriosi e si manifesta nella retina, nei reni e nei nervi.
Inizialmente, si utilizzavano forme bovine e porcine, con importanti rischi di reazione allergiche, ma a partire dagli anni Ottanta ha cominciato a diffondersi un’insulina purissima e identica a quella umana, grazie a ceppi di batteri modificati geneticamente per conferirgli la capacità di sintetizzare, appunto, insulina umana.


Tempi diversi

I caratteri distintivi dei vari tipi di insulina sono essenzialmente tre:
• tempo di latenza, intervallo fra somministrazione ed effetto ipoglicemizzante;
• tempo di picco, intervallo fra somministrazione e massimo effetto ipoglicemizzante;
entrambi minimi per Rapide e, in particolare per le Ultrarapide.
• durata d’azione, intervallo fra somministrazione e scomparsa dell’effetto ipoglicemizzante, massimo per gli analoghi lenti.
Spesso si cerca di mimare l’andamento fisiologico dell’insulinemia di una persona sana caratterizzata da un livello basale, che ha la funzione di regolare la produzione di glucosio da parte del fegato e da picchi in occasione dei pasti. Questo andamento viene grosso modo riprodotto combinando l’insulina ad azione rapida/ultrarapida, per gestire l’aumento della glicemia post prandiale, con insulina ad azione intermedia/lenta, per la glicemia in condizioni di digiuno.


Effetti indesiderati

Il più frequente effetto indesiderato per i pazienti in trattamento insulinico è l’ipoglicemia. Questa è definita da una glicemia inferiore a 60 mg/dl, ma i disturbi possono essere percepiti anche a valori più alti (70 mg/dl) o del tutto normali, se c’è stato un rapido calo. Questo è tanto più frequente quanto più il paziente è trattato in maniera intensiva, cioè ha obiettivi glicemici vicino alla normalità. I disturbi dell’ipoglicemia sono caratterizzati da sudorazione, senso di fame, tremore o brividi, batticuore, ansia, irritabilità, confusione mentale, difficoltà a parlare, capogiri o mal di testa. Se non si interviene alla svelta con somministrazione di zuccheri  in alcuni casi, può esserci la perdita totale di coscienza.


Consigli per una corretta somministrazione

L’insulina va iniettata nel tessuto sottocutaneo (lo strato di grasso che si trova sotto la pelle). L’addome è il sito più comunemente utilizzato dalle persone diabetiche per assumere questo farmaco, dal momento che è uno dei più comodi da raggiungere. La parte alta del braccio è un altro punto di iniezione preferito. Anche la coscia, come l’addome, è un punto facile da raggiungere. L’assorbimento è più rapido se l’insulina è iniettata nell’addome, che rappresenta la scelta ideale ai pasti. Si deve fare attenzione all’esercizio fisico perché l’ormone viene assorbito più velocemente, pertanto se si esercita una parte del corpo che si trova vicino al sito di iniezione è consigliabile aspettare almeno 45 minuti dall’assunzione.
L’insulina si può somministrare con diversi dispositivi, dalla siringa alle penne già riempite.
Da diversi anni sono in uso i microinfusori, dispositivi elettromeccanici che erogano insulina giorno e notte, a seconda delle impostazioni date  dal diabetologo.
La somministrazione di insulina rimpiazza la carenza di ormone ed è considerata un “salva vita” nel diabetico. L’insulina non ha mai controindicazioni ed è sempre ben tollerata.


Dott. Roberto Graziani – Diabetologia AUSL (Ferrara)
Testo raccolto da Chiara Solitario